Il 7 ottobre 2015 mi sono presa qualche giorno per volare in Turchia, da sola, dopo aver preparato  un itinerario personalizzato per godermi al massimo una delle città più belle sulla Terra, tra Europa e Asia.

Giorno 1: il volo e l’ostello. Ovvero l’impresa di arrivare in una città con un traffico pazzesco, verso sera (orario di punta), e conoscere una città al buio e con una pioggia a catinelle. Merhaba, Valentina! Sono arrivata all’Aeroporto Sabiha Gökçen, nella parte asiatica della città, e dovevo raggiungere il mio ostello nella parte europea, in Sultanahmet (ovvero la città vecchia). Ho preso un bus della compagnia Havataş in direzione Taksim, e lì è cominciata l’odissea per il prezzo del taxi. Si sa che spesso i tassisti provano ad ingannare i turisti, se poi sei una ragazza sola infreddolita, occorre informarsi e munirsi di pazienza. Io ho litigato, mi sono imposta, anche perché un’amica mi aveva messo in guardia sulla situazione, e ho pagato il prezzo che volevo. Alle 22 ero in ostello, il Nobel Hostel, che ha anche un ristorante, il Sofa Cafe, nel quale ho cenato con un thè turco, il çay, e un dolce tipico con (troppo) formaggio filante chiamato Künefe (totale 17 TRY). Consiglio moltissimo sia la zona in cui alloggiare (Sultanahmet) sia l’ostello, pulito, centrale, con uno staff preparato. Fuori dalla finestra del mio dormitorio misto avevo un panorama mozzafiato: la Moschea Blu, i gabbiani, aria fresca, la luna, il Bosforo.

moschea blu

Giorno 2: giornata culturale nella città vecchia. Comincio la giornata con una colazione pazzesca (a dire la verità vengo svegliata di colpo alle 6 dalla voce del Muezzin che invita alla preghiera), e noto già quali sono gli ingredienti tipici turchi, ovvero pomodoro, olive, pane, cetrioli e formaggio. E fiumi di çay. Tutte le attrattive storiche si trovano a due passi, quindi questo primo giorno di esplorazione avevo preparato un itinerario a piedi: comincio da Aya Sofya (30 TRY), mi fermo a pranzare in uno dei pochi ristoranti non turistici della old city, che si chiama Sultanahmet Köftecisi: con 21 TRY mangiate polpette di carne, i tipici peperoni verdi piccanti, un pane buonissimo, acqua e l’Ayran, uno yogurt naturale liquido che i turchi bevono al posto dell’acqua. Ho provato l’abbinamento perché ero circondata da gente del posto in pausa pranzo e sono rimasta soddisfatta. Mi butto nella Moschea Blu (gratis!), dove farete una fila immensa, ma ne varrà la pena (all’entrata ci si toglie le scarpe e le donne devono coprirsi la testa con una sciarpa, vestitevi rispettosamente). Tappa veloce alla Cisterna Basilica che a mio parere non vale 20 TRY, ma è molto suggestiva per la storia di Medusa, e gli amanti della fotografia adoreranno l’ambiente. Trascorro un pomeriggio nel palazzo Topkapi, che secondo me è FAVOLOSO. 45 TRY ben spesi, che includono la visita all’Harem. Sarete catapultati nel mondo del sultano, lussuoso e colorato (per non perdermi nel palazzo ho usato la mappa della Lonely Planet, potrebbe esservi molto utile). Stanca morta, mi avvio verso l’ostello e mi rendo conto di essere vicina all’Arasta Bazaar, che ha un angolo di tavolini e divanetti dai ricami colorati dove mi riposo facendo merenda/cena con çay e baklava, un dolcetto pieno di sciroppo, bomba ipercalorica (13 TRY). Ecco come andare a letto felice e soddisfatta.

baklava

Giorno 3: i mercati. Mi dirigo a piedi al Grand Bazaar, con la mappa della Lonely Planet per non perdermi all’interno del labirinto di negozi di gioielli orientali, pashmine, tappeti, narghilè etc. E invece, dato il mio senso dell’orientamento quasi inesistente, mi perdo. I commercianti turchi (bellissimi, vestiti eleganti, con quei lineamenti arabeggianti, gli occhi scuri, che provano ad indovinare la tua nazionalità per salutarti nella tua lingua e invitarti a comprare e negoziare prezzi) mi sembrano tutti uguali, giro in tondo e alla fine, disperata, mi fermo a bere un çay in un barettino. Il cameriere ci prova, mi dice “You are beautiful!”, approfitto e gli chiedo come arrivare al ristorante che mi consigliava la Lonely Planet. Ce la faccio, lo trovo, è in un vicolo, si chiama Bahar Restaurant, dentro ci sono solo turchi, prendo del pollo con dentro riso super speziato, e delle strane polpette con patate, molto piccanti. Dopo pranzo mi dirigo al mercato egiziano delle spezie. E mi perdo di nuovo. Chiedo a mille persone per la strada, ma sulla mia cartina non sono segnate tutte le vie, e mi ritrovo in centro (come caspita avrò fatto??), a ricominciare tutto daccapo. Capisco che devo fare zig zag tra alcune stradine seguendo la folla, e mi trovo in un altro labirinto dove sono l’unica turista, in stradine affollatissime dove tutti mi guardano e nessuno parla inglese. Metto via la cartina e seguo l’istinto, e il profumo.  Delle spezie. Missione compiuta! Quanti colori e odori in questo piccolo mercatino, e quante bandiere della Turchia! Uscita dal mercato noto di essere vicino a Yeni Cami, la nuova Moschea di Eminönü, vicino al ponte di Galata. Sono estasiata, è l’immagine che più fortemente mi è rimasta addosso in questo viaggio. Vado al ponte e trovo i baracchini che vendono il pane con il pesce, il Balik Ekmek. Percorrendolo fino in fondo mi trovo in una zona nuova di Istanbul, tutta in salita, con un traffico che nemmeno a Napoli: la giungla! Arrivo alla Torre di Galata, mi bevo una limonata e comincio ad avviarmi verso casa, studiando la linea di tram, con la mia IstanbulKart alla mano. Cena veloce con un panino troppo piccante, prendo un çay con la mia compagna di dormitorio Simona, una ragazza slovena simpaticissima, e così facciamo due chiacchiere allegre in inglese e poi nanna.

spezie

Giorno 4: la giornata relax. Prendo il tram e mi avvio alla zona di  Beyoğlu, oltre il ponte (da Sultanahment scendete a Tophane). Salgo verso Galatasaray e mi ritrovo nella via piena di negozi Istiklal Caddesi. Avevo saltato la colazione perché sapevo che qui avrei trovato un negozio di budini molto amato dai locali, il Saray Muhallebicisi, e scelgo di prendere una spremuta di arancia e un gigante budino al riso e latte. Delizioso, ma scelto a caso sul menu totalmente in turco senza ricevere spiegazioni in inglese dai camerieri (16 TRY). La via Istiklal è lunghissima e affollata, entro in mille negozi diversi, catene che si trovano nelle grandi capitali europee e cerco la Chiesa di Sant’Antonio, meravigliosa. Dall’altro lato della via vi trovate a Taksim, e vedrete un piccolo tram rosso, molto retrò, che fa avanti e indietro, ed è super fotografato dai turisti, me compresa. Torno alla città vecchia e vado al Çemberlitaş Hamam: consiglio l’esperienza, per me era la prima volta, e questo hamam ha un’architettura stupenda, sembra di tornare indietro nel tempo, e con 30/35 euro vi fanno bagno, shampoo, trattamento esfoliante e massaggio con la schiuma. In realtà le signore turche addette ai trattamenti sono piuttosto sbrigative, non parlano inglese e urlano “Lady!” ogni minuto per dirti di girarti o cambiare posizione. Tornata in ostello profumata e rilassata, il mio compagno di dormitorio Jeremy, un ragazzo francese, mi chiede se voglio fare un giretto e andiamo al Kybele, un ristorante-ostello dall’atmosfera stupenda, fuori l’edificio è coloratissimo, e dentro mille lampade orientali calano dal soffitto. Poi lui va a cenare, e io mi faccio un giretto tra i negozietti di Sultanahmet, e incappo nel venditore di tappeti che come al solito comincia a fare grandi chiacchiere (devo ammetterlo, i turchi hanno delle strategie ammalianti per vendere qualsiasi cosa), ma io non desisto, i tappeti manco mi piacciono. In ostello mi intrattengo con i ragazzi della mia camera (immaginate 8 viaggiatori solitari, ragazze e ragazzi, che vengono da paesi diversi), selfie e risate.

taksim tram rosso

Giorno 5: il lato asiatico di Istanbul. Sono pochi i turisti che si avventurano a visitare anche la parte asiatica della città, che invece è molto carina, anzi userei l’aggettivo “strana”, perché non sono riuscita a etichettarla, so solo che mi ha fatto un’impressione estremamente positiva nonostante il brutto tempo atmosferico. Prendo il tram da Sultanahmet a  Eminönü sotto una pioggia torrenziale, e cerco il traghetto che va a Kadiköy, dove mi aspetta la mia amica Mary, una ragazza formidabile che vive e insegna inglese a Istanbul. Attraverso il Bosforo e dopo un çay e tante chiacchiere, andiamo a mangiare. Un vero brunch turco con olive, formaggio, cetrioli, pane, marmellata, piatti di cui ho dimenticato il nome a base di pomodoro, uova, una specie di salame. Si fanno le tre del pomeriggio e passeggiamo per le vie del quartiere attraversando il mercato tipico, stradine piene di negozietti, ed entriamo in un posto fighissimo, il Walter’s Coffee Roastery,  che non ha niente di esotico o turco. Un locale pieno di giovani universitari, tazze giganti di caffè all’americana. Saluto Mary, torno in ostello, preparo i bagagli, prenoto la navetta che per 10 euro (e due ore nel traffico) mi porterà il giorno seguente all’aeroporto. Dove mi smarriranno il bagaglio. Ma questo è un dettaglio trascurabile.

Brunch turco

Questa è la mia proposta di itinerario, in particolare per le ragazze che viaggiano sole e hanno un budget ridotto. Ho lasciato un pezzetto di cuore in Turchia, incontrando persone estremamente gentili e visitando luoghi dalla rara bellezza. Consiglierei il mio percorso a tutti i solo travelers, in quanto è una tabella di marcia che mi sono studiata nei dettagli, con la Lonely Planet in mano, con i consigli e i blog di chi a Istanbul ci vive, ma lasciandomi anche trasportare dal caso e vi esorto a fare lo stesso, e sarete rapiti come me dalla magica atmosfera di questa città.

Mi manchi, mia Istanbul.

 

https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/10/brunch.jpg?fit=700%2C393https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/10/brunch.jpg?resize=150%2C80Valentina ChendiViaggiatrici in solitariaAsia,Europa,Istanbul,organizzare un viaggio,Turchia,viaggiatrici in solitariaIl 7 ottobre 2015 mi sono presa qualche giorno per volare in Turchia, da sola, dopo aver preparato  un itinerario personalizzato per godermi al massimo una delle città più belle sulla Terra, tra Europa e Asia. Giorno 1: il volo e l’ostello. Ovvero l’impresa di arrivare in una città con...comunità di viaggiatori