Viaggatrici_in_solitaria_rubrica
[la nascita di una nuove rubrica, per viaggiatrici impavide]

Cosa spinge una persona a prendere la decisione di partire da sola?

La curiosità di sperimentare un diverso modo di viaggiare? Il desiderio di sentirsi libera? L’esigenza di una ricerca al di fuori dei percorsi convenzionali? O, più semplicemente, il non riuscire a trovare il compagno o la compagna di viaggio ideale?

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Qualunque siano le ragioni di base, quel che forse uno non sa, quando si appresta a intraprendere il suo primo viaggio in solitaria, è che con molte probabilità sta per percorrere una strada senza ritorno. I timori iniziali, spesso e volentieri intensificati dai dubbi e le perplessità altrui, si dissolvono magicamente come bolle di sapone al momento della partenza.
Certo, come tutte le cose un viaggio in solitaria ha i suoi aspetti positivi e negativi e dare la priorità agli uni, o agli altri, è una questione puramente soggettiva. Credo che viaggiare da soli sia un’esperienza che affascina e intimorisce al tempo stesso. Specialmente noi donne che, per forza di cose, siamo sempre soggette a più rischi e pericoli rispecchio al cosiddetto sesso “forte”.

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E da donna che da anni viaggia da sola, in compagnia del suo zaino e della sua tenda, vi posso garantire che non è sempre facile. Ma ciò non significa che sia impossibile e se mi concedete il francesismo, direi che una viaggiatrice solitaria ha davvero “due palle quadrate al posto delle ovaie”.
Già, perché purtroppo c’è sempre il furbone di turno che crede di poterci mangiare a colazione, ignaro del fatto che noi donne non abbiamo bisogno di alzare la voce o di ricorrere alla forza per farci rispettare. Ci basta usare il cervello e un po’ di buon senso.
Ora, ci sono oggettivamente situazioni in cui, se teniamo alla nostra incolumità, dobbiamo stare in campana ma credetemi, si tratta di adottare quel minimo di accortezze che useremmo anche a casa nostra.
A coloro che mi chiedono se non ho paura ad andarmene in giro per il mondo da sola rispondo che la mia filosofia di viaggio, e nella vita in generale, è quella di stare lontana dai guai.
Se mi dicono che un certo quartiere della tal città è pericoloso, semplicemente non ci vado! Magari poi non mi succederebbe nulla, ma perché correre il rischio? Per dimostrare cosa? E a chi?
Se sono in un paese mussulmano o machista evito un abbigliamento succinto che possa attirare l’attenzione o offendere il buon senso, senza necessariamente vederla come una limitazione della mia libertà. In fin dei conti sono in viaggio, non sto partecipando a una sfilata di moda.
Se la sera ho voglia di andarmi a bere una birra e non trovo un gruppo di gente a cui aggregarmi, specialmente se non sono nel paesino tranquillo dove si conoscono tutti ma nella grande metropoli, me la bevo dove alloggio o al bar dell’angolo, senza allontanarmi troppo. Giusto per fare qualche esempio.
Di situazioni potenzialmente “a rischio” ce ne sono tante e nonostante io non sia proprio la prudenza fatta a persona non mi sono mai trovata in situazioni realmente pericolose, se non nella mia mente. A volte l’immaginazione gioca brutti scherzi e ti fa sentire vulnerabile anche quando non c’è assolutamente nulla da temere.
Inoltre dovete considerare che una donna che viaggia, specialmente se viaggia da sola, sviluppa un istinto che nella maggior parte dei casi le consente di “sentire” le persone. Se partiamo dal presupposto che viaggiare significa conoscere un paese, la sua cultura, la sua gente, i suoi costumi… diffidare di tutto e di tutti è a dir poco frustrante! Bisogna imparare a fidarsi, e fidarsi delle persone giuste. In che modo? Allertando tutti i sensi per captare l’energia della gente che incontriamo. E in ogni caso, con una mano sempre pronta sul paracadute da aprire in caso di necessità. Ma questo è qualcosa che si impara con il tempo, viaggio dopo viaggio, esperienza dopo esperienza.
Per come la vedo io un viaggio in solitaria è per una donna una vera e propria “palestra” in cui mettersi in gioco per affrontare il viaggio più intimo, verso quella parte di sé che resterebbe nell’ombra con qualcuno accanto, uomo o donna che sia. D’altronde, il punto di partenza per conoscere il mondo è la conoscenza dell’io… che presumo sia anche il punto di arrivo!
Attraverso i racconti e le esperienze di viaggiatrici solitarie, navigate e non, vogliamo offrire spunti di riflessione e consigli pratici a tutte le donne che desiderano intraprendere questo cammino ma che, per una serie di ragioni, non sono ancora riuscite a rompere il ghiaccio. Un cammino a volte impervio e tortuoso ma, ragazze… che gusto c’è a guidare su un rettilineo?

Diana

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La Globetrotter
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