viaggiatrici in solitaria
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¨ViS¨Battesimo di una viaggiatrice in solitaria… nel continente nero!

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Viaggiare da sola… un’esperienza che spesso e volentieri si rivela essere una strada senza ritorno. Quantomeno, per me è stato così e a breve celebrerò la grande ricorrenza: dieci anni di viaggi in solitaria!

viaggiatrici in solitaria

In giro per il mondo si incontrano un sacco di donne che viaggiano da sole ma in Italia siamo ancora delle mosche bianche. C’è chi ci ritiene folli, chi ci compatisce pensando che la nostra sia una triste condizione esistenziale e chi invece ci ammira per il nostro coraggio. Personalmente, non mi ritengo folle, non viaggio da sola perché non ho nessuno con cui farlo e non misento nemmeno particolarmente coraggiosa. Viaggio da sola per scelta! Non sopporto le costrizioni e ne devo accettare già troppe nella vita di tutti i giorni. Almeno quando viaggio voglio essere libera di gestire il mio tempo e il mio spazio come più mi aggrada. Ma non è cominciata così. Non ho imboccato questa strada spinta dall’esigenza di sentirmi libera, per cui ho deciso di presentarmi oggi raccontandovi come, e perché, ho iniziato a viaggiare da sola nell’ormai lontano mese di gennaio del 2006. Premesso che sono la travel addict per antonomasia e che il mio primo viaggio, ancora adolescente, è stato un’iniezione di eroina da cui non ho più potuto, né voluto, disintossicarmi, l’idea di partire da sola non mi aveva mai realmente sfiorata prima del 2005. Avevo una fantastica compagna di viaggio con cui per anni ho condiviso momenti bellissimi e non ne vedevo la necessità. Tuttavia, lo confesso, un pizzico di invidia per quelle donne in grado di fare qualcosa che in fondo in fondo a me spaventava ha sempre albergato dentro di me. Poi una mattina mi sono svegliata con una vocina che mi sussurrava beffarda all’orecchio: cos’hanno loro più di te? E così quel giorno ho deciso di buttarmi, più per mettermi alla prova che per altro. E visto che non mi piacciono le mezze misure, ho pensato di battezzare il mio primo viaggio in solitaria con il primo viaggio nel continente nero. Ovviamente non sono stata a rimuginarci su troppo a lungo e ho acquistato il biglietto senza farne parola con nessuno per non lasciarmi assalire da mille paure, mie e degli altri. Ricordo ancora l’adrenalina che mi scorreva lungo le vene quando sono uscita dal CTS. All’epoca mi terrorizzava anche l’idea di non avere un interlocutore che mi consegnasse il biglietto in mano per cui capirete che partire da sola era veramente una sfida!

I tre mesi precedenti la partenza sono letteralmente volati: leggevo, studiavo, mi documentavo nei dettagli, divoravo tutto ciò che mi passava per le mani e cercavo conferme nei pochi conoscenti che in Senegal erano già stati. Ero preparatissima, avevo il mio itinerario stabilito, ero a posto con le vaccinazionie i medicinali, rinfrescato il mio francese… insomma, sarebbe andato tutto alla grande! Avevo optato per un soggiorno di tre settimane che ritenevo un lasso di tempo ragionevole sia per un primo viaggio da sola che per un primo viaggio in Africa. “Se non mi piace sono solo tre settimane, se mi piace sono ben tre settimane!” ricordo di aver pensato quando ho comprato il biglietto. Non mi soffermo sui commenti provenienti da parenti, amici e conoscenti rispetto alla mia decisione perché preferisco raccontarvi di me e di come mi sono sentita io a una settimana dalla partenza, quando tutta la mia sicurezza si è dileguata come sabbia al vento. Eh si, proprio così! Mi sono guardata allo specchio con budini tremuli al posto delle gambe e mi son detta “Ma ti sei rincitrullita o che?”.  Perché in tutta la fase di preparazione al viaggio non ho mai pensato a preparare me stessa. Con il senno di poi credo che l’essermi impegnata tanto con la testa per organizzare tutto in maniera capillare sia stato un modo come un altro per non lasciarmi fagocitare dalla paura. E quando ho realizzato che ne avevo, e ne avevo tanta, era troppo tardi per tirarmi indietro. C’erano in ballo il mio onore, il mio orgoglio e il mio amor proprio… oltre, ovviamente, al mio portafogli! Così sono partita, con un mix di ansia e preoccupazione che si è moltiplicato all’ennesima potenza quando sono atterrata a Dakar. Erano le due del mattino e da perfetta viaggiatrice che ha tutto sotto controllo… non avevo prenotato un albergo per la prima notte pensando di trascorrerla in aeroporto. L’avevo fatto varie volte in altri paesi del mondo e non avevo mai avuto problemi. Non amo prendere i taxi, soprattutto di notte e in un paese sconosciuto. L’idea che all’aeroporto di Dakar non fosse consentito dormire non l’avevo nemmeno presa in considerazione. Fatto sta che nel giro di pochi minuti sono diventata il bersaglio di un gruppo di ragazzi che mi proponeva una sistemazione chez l’habitant. Immaginate la scena? Io, nanerottola pallida e terrorizzata, in mezzo a una decina di colossi neri dalle voci possenti che si sovrapponevano l’una all’altra. Ad un certo punto una di queste ha preso il sopravvento e mi ha raggiunta nitida e grintosa: perché dare i soldi ai francesi se puoi aiutare le famiglie senegalesi? Erano quasi le tre del mattino, non avevo soldi, non sapevo dove andare ma mi era chiaro che non potevo restare là. Li ho scrutati uno a uno, ho scelto quello apparentemente più affidabile e gli ho fatto un cenno con la testa. Lui ha caricato il mio zaino e mi ha invitata a seguirlo. Insomma, diciamo che l’impatto non è certo stato dei migliori! D’altronde, cosa mi aspettavo? Ma poi è andata alla grande! I familiari di Félice erano talmente adorabili che alla fine mi sono fermata con loro una settimana! Lui mi ha accompagnata a visitare la città, mi ha presentata ai suoi amici, mi ha insegnato un po’ di wolof… e al rientro a casa mi attendeva ogni sera il calore di una famiglia! Povera, ma dannatamente umana. Quando ho ripreso il mio viaggio, i bambini piangevano come fontane e Aicha, la madre, mi ha fatto promettere che sarei tornata a salutarli prima di ripartire.

La famiglia di Félice a Dakar

La famiglia di Félice a Dakar

Al momento di congedarmi mi sono resa conto che la paura si era totalmente dissolta e che senza rendermene conto avevo già iniziato a godere del fatto di essere sola, libera di muovermi assecondando esclusivamente i miei desideri. Se fossi stata in compagnia, molto probabilmente non avrei vissuto l’esperienza chez l’habitant. Che poi, a dirla tutta, da sola non sono mai rimasta più di qualche ora. Oltre ai senegalesi, che sono particolarmente socievoli e accoglienti, ho legato con un sacco di viaggiatori, per lo più francesi, condividendo con loro i momenti più intensi. Ora, mi rendo conto che arrivare di notte in un luogo sconosciuto senza aver prenotato un albergo è a dir poco azzardato. Soprattutto se sei una donna che viaggia da sola. A me è andata bene e ringrazio la mia buona stella ma credo che quella sera mi sia spuntato il primo capello bianco! Per cui il mio consiglio, che ormai viaggio senza organizzare praticamente nulla, è quello di prenotare uno straccio d’albergo, quanto meno per la prima notte. Inutile dirvi che le mie tre settimane in Senegal sono state incredibili, che ho pianto come una fontana quando sono tornata in Italia e che a partire da quel momento il fatto di viaggiare da sola è diventata una necessità… al punto che oggi la mia paura più grande è sentirmi dire “vengo con te”!

Diana

Ile de Gorée

Ile de Gorée

Joal Fadiouth, l'isola delle conchiglie

Joal Fadiouth, l’isola delle conchiglie

Parc Djoudje

Parc Djoudje

Sine Saloum

Sine Saloum

Sine Saloum

Sine Saloum

Sine Saloum

Sine Saloum

Toubab Dialau, a casa del pittore

Toubab Dialau, a casa del pittore

Toubab Dialau, a casa del poeta

Toubab Dialau, a casa del poeta

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La Globetrotter
Diana Facile Pugliese di origine, lombarda di adozione e nomade nello spirito, dal 2006 ha iniziato a viaggiare in solitaria. Traduttrice e giornalista con la passione per la narrativa di viaggio, ama immergersi completamente nei paesi che visita e vi trascorre mediamente, ogni anno, dai tre ai quattro mesi consecutivi. Da vera Globetrotter, narra e condivide le sue avventure “low cost” in giro per il mondo sul suo blog. www.laglobetrotter.it

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