[parte 1.]

[parte 2.]

Non stupitevi più di tanto. Ve lo avevo detto: qui le pietre si ascoltano e se siete bravi c’è anche il rischio che il racconto diventi assordante. C’è il rischio che passiate di fronte ad un portale sbarrato da un grande “ostacolo” senza accorgervi che state sfiorando una porta Santa. Si, proprio simile a quella custodita in San Pietro. Una sorta di dono, insieme al Perdono, che Celestino V (si proprio Lui, quello che aveva compreso molti anni prima, la vera strada della Chiesa) volle fare alla città natale di un suo fedele servitore: il cardinale Ronci. Ma anche il segno indelebile di una effervescenza dottrinale e culturale mai smarrita dalla comunità atriana. Una sorta di “laboratorio” in cui la nuova dottrina francescana aveva attecchito da subito e che Celestino coltiva con il suo ascetismo e la sua Santità tra le montagne abruzzesi.

Vedete come i secoli si rincorrono tra queste colonne? Come tutto vi parla?

Andate fuori, ora. Guardate la facciata del Teatro Comunale e la sua posizione. Perché proprio lì il simbolo dell’effimero? Proprio di fronte alla pietra d’Istria della Cattedrale? Qualcuno ha voluto leggerci la voglia di chi voleva opporsi ad un potere millenario dei nostri predecessori. Un dubbio che può anche non essere sciolto. Soprattutto se intorno a voi palazzi, strade, piazze e vicoli vi invitano alla scoperta. Immergetevi in questo museo all’aria aperta e fate risuonare le vostre scarpe sul selciato. Ammirate in successione la chiesa di San Francesco. Cercate di scoprire tra le sue linee settecentesche gli scorci medioevali che ancora si fanno guardare. Salite ancora un po’ ed ecco piazza Ducale e il palazzo degli Acquaviva.

E poi più su, fino a quella chiesetta che di colpo si para di fronte a voi. È San Nicola. La costruzione religiosa più antica della città. Siete in via Picena. Qui Atri è tutto un dedalo di viuzze che si intrecciano tra loro. Se siete fortunati potrete scorgere il volto di un anziana discendente di quegli antichi vasai che abitarono per anni questa parte della città. Ma poi, di colpo, quando meno ve lo aspettate, Atri vi regalerà la vista di un’altra chiesa, magari quella di Santo Spirito, attaccata all’antico lazzaretto della città e Santuario dedicato a Santa Rita da Cascia. Quella di San Domenico, già dedicata a San Giovanni Battista, posta ormai come inutile sentinella a guardia dell’antica porta della città. Rituffatevi ancora nel centro storico. Arrivate fino all’entrata dell’antico convento delle clarisse. Un altro pezzetto di storia è di fronte a voi. Fu una compagna di Santa Chiara a fondarlo e Filippo Longo da Atri, uno dei primi sette compagni di San Francesco, vi tornò più volte a predicare. No. Non siete nel mezzo di una favola inventata apposta per voi. Questa è Atri. Non sono effetti speciali quello che vi circondano, ma solo il lavoro dei secoli.

il teatro comunale di Atri - Interno
il teatro comunale di Atri – Interno
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teatro comunale di Atri
teatro comunale di Atri
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porta e Chiesa di San Domenico
porta e Chiesa di San Domenico
chiesa di Santa Rita - Interno
chiesa di Santa Rita – Interno
https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/11/Mancanza-Inferno150.jpg?fit=700%2C456https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/11/Mancanza-Inferno150.jpg?resize=150%2C80Carl BartleboomCittà da visitareAbruzzo,Atri,Europa,ItaliaNon stupitevi più di tanto. Ve lo avevo detto: qui le pietre si ascoltano e se siete bravi c’è anche il rischio che il racconto diventi assordante. C’è il rischio che passiate di fronte ad un portale sbarrato da un grande “ostacolo” senza accorgervi che state sfiorando una porta...comunità di viaggiatori