«I read this book, good book». Questa breve sentenza mi lasciò senza parole. Incapace di rispondere. A pronunciarla, in un hinglish (parlata tipica in India dove, spesso, la lingua colonizzatrice inglese si fonde con la base autoctona dell’hindi) travestito da inglese, fu un tassista di Agra quando vide poggiato sulla mia valigia L’odore dell’India di Pier Paolo Pasolini.

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Il 2 Novembre 2015 ricorreranno i 40 anni dalla scomparsa dell’autore, che nel 1961 trascorse le vacanze di capodanno proprio in India, in compagnia di Alberto Moravia e Elsa Morante.

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Con lo sguardo vergine e l’eccitazione di un “bimbo curioso” Pasolini gironzolava per le strade indiane vivendo «con tutti i sensi all’erta». Nelle sue passeggiate, soprattutto notturne, tra catapecchie e botteghe, templi e processioni, vacche e taxi, spazzatura, morte, miseria e sorrisi, sguardi colmi di gentilezza e occhi che «parevano iniettare tutta la dolcezza di cui erano capaci», lo scrittore vagava come «un segugio dietro la peste dell’odore dell’India». I suoi appunti costituiscono una specie di autobiografia dei giorni spesi tra i «piccoli indianini» nelle città di Agra, Aurangabad, Bombay, Calcutta, Dely, Gwalior, Khajuraho, Orchha: un resoconto delle sue impressioni e sensazioni, di ciò che vedeva e pensava e di come reagiva a ciò che gli accadeva. Alla fine, quando riparte, è «grondante, bagnato, sporco di pietà» per un mondo di miseria in cui immagina, però, sia bellissimo vivere perché «manca completamente di volgarità».

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Un’esperienza così forte segnò la vita dell’autore e colmò il vuoto del suo passaggio da scrittore a regista: al suo rientro trovò l’ispirazione giusta per produrre il primo film, Accattone. Nel 1967, dopo un secondo viaggio nel Subcontinente, la sua esperienza indiana si tradurrà in un documentario, Appunti per un film sull’India, presentato nel ’68 alla Mostra del Cinema di Venezia.

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Oggi alcuni suoi giudizi potrebbero sembrare banali, ma negli anni ‘60 il Subcontinente Indiano era ancora un mondo sconosciuto agli Italiani, un estero ancora troppo lontano. Fu grazie agli articoli di Pasolini, pubblicati sul quotidiano Il Giorno e poi raccolti nel libro arrivato fino al tassista indiano, e a quelli di Moravia, che parallelamente scrisse per il Il Corriere della Sera, raccogliendo i suoi articoli nel libro Un’Idea dell’India, che il pubblico italiano iniziò a conoscere questo mondo così lontano. E per la prima volta ad assaporare l’odore l’India.

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Foto e testo: © Mario Fracasso

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