E’ incredibile come lavorano in noi certe esperienze! Sono dei vissuti a rilascio graduale. Sono dei semi gettati al vento che a distanza di giorni, settimane, mesi germogliano, crescono, sbocciano e portano nuovi frutti – intuizioni, aperture, sensibilità e curiosità sempre nuove.

E’ quello che è successo con l’ultima mostra che, con un misto di attra­zione e repul­sione, ho visto/vissuto qualche giorno fa a Parigi, al Musée d’Orsay.
Sade. Attaquer le soleil. Attac­care il sole è l’evocativo titolo della mostra che ripercorre l’impatto rivoluzionario che i testi del famoso marchese Dona­tien Alphonse Fra­nçois de Sade ebbero sulle arti figu­ra­tive fino ai giorni nostri. Si tratta di un percorso tematico visivo che, attra­verso i capo­la­vori di autori come Goya, Géri­cault, Ingres, Rodin e Picasso ripercorre i pensieri chiave del famoso/famigerato marchese portando alla superficie non solo pensieri razionali e diretti, ma anche e soprattutto impulsi e istinti forti e viscerali, il principio del desiderio eccessivo, tanto affascinante e quanto spaventoso, che, attraverso le visioni di artisti geniali, noti, meno noti e anonimi, diventano disegni, dipinti, sculture, fotografie e film.

“Si dirà forse che le mie idee sono un po’ troppo forti. Ma che importa? Non abbiamo con­qui­stato il diritto di dire tutto?”.

Le parole di de Sade risalgono alla fine del Settecento ma in quei giorni, a soli 72 ore dai sanguinosi attacchi contro la libertà di parola e di pensiero nella stessa Parigi fanno venire i brividi. Sono passati 200 anni dalla morte di quel de Sade perennemente perseguitato che, con la sua con­dotta pro­vo­ca­to­ria e i suoi pensieri radicali, ridefi­nì l’etica e ribaltò il con­cetto morale comune.

Si tratta di una mostra alquanto sopra le righe che va oltre il conscio, oltre la ‘decenza’ comune e, a tratti, oltre l’accettabile. Parla di libertà di pensiero e di costumi di quel de Sade che è considerato il più radicale filosofo della libertà. Parla di crudeltà e ferocia, di sofferenza e godimento, di desideri malati e pulsioni animalesche. Parla di estasi, di istintività, di passioni e perversioni bizzarri e mostruosi, della pornografia più bassa e dell’erotismo più sublime.
La prova più evi­dente della por­tata rivo­lu­zio­na­ria del suo pensiero è che per decenni, anzi secoli, de Sade con­ti­nua a ispi­rare, a influenzare, in maniera più o meno esplicita, l’arte. Il suo pensiero perseguita nella letteratura (Flaubert, Apollinaire, Simone de Beau­voir), nel cinema (Paso­lini, Luis Buñuel e John Waters) e nelle arti figurative  (Delacroix, Rodin o Degas, Géricault, Ingres, Gustave Moreau, Cézanne, Picasso, i surrealisti, Fragonard, Francis Bacon, Odilon Redon,  Man Ray e altri). Questa mostra ne è la prova.

Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie. (da Le 120 giornate di Sodoma)
“Tutti i principi morali universali sono oziose fantasie.”  (da Le 120 giornate di Sodoma)

Il carattere violento di alcune opere e documenti può urtare la sensibilità dei visitatori, avverte un cartello all’ingresso. Poi ci si addentra in una specie di labirinto buio e tortuoso come l’inconscio e le viscere del più empio degli uomini. O, semplicemente, dell’uomo. Qualsiasi.

Seguiranno alcune foto scattate col telefono nonostante i divieti – la mia indole da bastian contrario ha avuto il sopravvento.

E QUI troverete una descrizione dettagliata della mostra.

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La vita e gli scritti di De Sade hanno ispirato numerosi registi, tra questi Luis Buñuel, Peter Brook, Jesus Franco e Pier Paolo Pasolini.
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“Un uomo, per essere veramente felice in questo mondo, non solo deve darsi a tutti i vizi ma mai permettersi alcuna virtù, e non solo è necessario fare sempre il male, ma anche non fare mai il bene.”, Le 120 giornate di Sodoma
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Tête de l’Apollon de Belvédère”, di Jean Galbert Salvage, 1800 circa
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Pablo Picasso, Il ratto delle Sabine, 1962. Istinto bestiale e impeto crudele.
Auguste Rodin: Minotaure, Grand Modèle' (1886)
Auguste Rodin: Minotaure, Grand Modèle’ (1886)
Donatien-Alphonse-François de Sade, Justine ou les Malheurs de la vertu (Justine o le disavventure della virtù), 1791
Donatien-Alphonse-François de Sade, Justine ou les Malheurs de la vertu (Justine o le disavventure della virtù), 1791
Il marchese de Sade, senz'altro l'uomo più spregiudicato che sia mai esisitito, aveva sulle donne idee del tutto personali ed era convinto che esse dovessero godere della stessa autonomia di cui gode l'uomo
Il marchese de Sade, senz’altro l’uomo più spregiudicato che sia mai esistito, aveva sulle donne idee del tutto personali ed era convinto che esse dovessero godere della stessa autonomia di cui gode l’uomo
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Giove e Semele, di Gustave Moreau, 1890
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De Sade pone la ses­sua­lità a motore primo dell’azione umana. L’erotismo è solo il punto di par­tenza per una rifles­sione gene­rale sulla vita e la morale di quello che Apol­li­naire definì «lo spi­rito più libero mai esistito».
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“Sii uomo, sii umano, senza timore né speranza; abbandona i tuoi dèi e le tue religioni; tutto ciò è buono solo per armare la mano degli uomini, e il solo nome di questi orrori ha fatto versare più sangue sulla terra di tutte le altre guerre e di tutti gli altri flagelli messi insieme. Rinuncia all’idea di un altro mondo, che non esiste, ma non rinunciare al piacere di essere felice, e di godertela in questo!”
(Dialogo fra un prete e un moribondo)

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