[la prima tappa: arrivo a New York]

La notte è passata praticamente in bianco. L’emozione è troppa ed è stato anche inutile puntare la sveglia alle 8. Dalle 6 Bontà squisitedella mattina, e non solo per il fuso, gli occhi sono spalancati e le gambe pronte a partire alla scoperta della Grande Mela. Abbiamo una giornata di libertà prima di iniziare il vero tour con gli appassionati motociclisti che ci hanno raggiunto in questa avventura e non vogliamo perdere neanche un secondo.
Una delle cose che più mi mancavano degli Stati Uniti è la colazione. E’ vero, forse sembra non essere importante, ma avete un’idea di cosa significa vedere centinaia di mini-muffin che chiedono solo di essere divorati?? E i pancakes? Per non parlare delle altre centinaia di schifezze zuccherate che sono lì pronte per essere divorate.
Stiamo per alzarci dalla sedia ma, dopo aver mangiato l’ultimo muffin, ci ricordiamo di prendere anche la cosa più americana del mondo: quella sorta di finto caffè caldo che fa figo e soprattutto, effettivamente, riscalda! Portare in giro per le strade americane il caffè lungo è un must, è quasi obbligatorio e noi non vogliamo farci mancare nulla. E soprattutto guai a chi dice “il caffè è solo italiano e quello americano fa schifo”. Sicuramente è vero, ma l’idea è che certamente non sono venuto in America per bere un caffè.
Si parte, la Grande Mela è lì a nostra disposizione. La prima decisione è di prendere subito la metro per raggiungere facilmente Manhattan. Poche fermate e, usciti dalla subway, ci troviamo una bella chiesetta piccola davanti a noi – e migliaia di grattacieli immensi dietro. Siamo nel centro del mondo e come bambini in un mondo di cioccolato ci guardiamo scoppiando a ridere dalla felicità. Decidiamo di camminare e da buoni turisti la prima meta è ovviamente il World Trade Center. Le Torri Gemelle si trovavano qui, a pochi centimetri da noi. E qui l’impressione è che la gioia e l’entusiasmo che avevamo provato fino a quel momento se ne andassero momentaneamente e silenziosamente, quasi in segno di rispetto nei confronti di quelle persone che sono scolpite in maniera immortale nella grande opera d’arte che gli americani hanno deciso di dedicare loro. Intorno alle fondamenta delle due torri si trovano infatti due fontane e lo spazio circostante è una lista infinita di nomi, persone di tutto il mondo che hanno perso la vita nel giorno più tragico della nostra storia. Il gioco visivo fa quasi sembrare che l’acqua scorra verso il fondo senza darci mai la possibilità di vedere il fondo. L’infinito: questo è il tema della nostra prima visita. Un’infinita tristezza, la necessità di ricordare questa tragedia per sempre, un infinito scorrere di lacrime, un dolore infinito. Ma la sensazione continua anche in senso positivo. Basta alzare lo sguardo e vedere la meraviglia costruita da questo strano, splendido paese. Basta andare esattamente sotto alla Freedom Tower guardare in alto. Sembra quasi che tenda all’infinito, perché alla fine non è infinito solo l’odio o il dolore, ma anche il coraggio e la forza di andare avanti.

Freedom Tower
Freedom Tower
World Trade Center
World Trade Center

Il momento della visita alle Torri Gemelle probabilmente è stato uno dei più toccanti della mia vita. Qui sembra che l’odio, la rabbia e la tristezza lascino posto al rispetto nei confronti di chi non c’è più. Tutti siamo stati partecipi di questa tragedia. Io ricordo che ero un ragazzino che andava ancora alle medie, stavo aspettando mio cugino per andare a giocare a pallone e citofonando mi aveva detto di accendere la televisione. Non sapevo che esistesse New York, figuriamoci se conoscevo le Torri Gemelle. Ma i visi no, quelli non li posso dimenticare, né io né nessun altro. E allora essere lì dopo 13 anni e vedere che si va avanti, nel rispetto e nell’amore di quei visi, mette tristezza, ma dà anche un po’ di forza interiore.

Times Square
Times Square

La passeggiata continua e l’entusiasmo è prepotentemente tornato a bussare alle nostre porte. Realizziamo un sogno: fischio, alzata di mani ed ecco arrivare un fantastico taxi giallo. Da Friends a Sex & The City, passando per How I Met Your Mother e altri telefilm americani, questa è una scena che tutti abbiamo sognato di vivere. E allora ci saliamo per arrivare a Union Square, dove troviamo tavolini liberi per giocare a scacchi e orde di persone che iniziano a muoversi verso Central Park. E’ lontano, direte, ma a chi importa? Camminiamo e non ci fermiamo mai, alziamo lo sguardo verso il palazzo a forma di Ferro da Stiro, il Flatiron Building, ci facciamo ammaliare dallo splendore dell’Empire State Bulding prima di arrivare finalmente a Times Square. Qui, a dire la verità, rimango un po’ deluso, perché quello che uno si aspetta in questo posto è la luce! E invece è giorno e sembra quasi un posto “normale” – a avrò modo di cambiare idea a breve!
Un piccolo particolare di questa giornata che non vi ho detto è che siamo usciti in pantaloncini, maglietta e scarpe da ginnastica. E non perché siamo pazzi, ma perché non potete capire la voglia di correre nel Parco più famoso del Mondo. Ho iniziato a correre alcuni anni fa e anche oggi, pur non in maniera agonistica, la corsa mi fa letteralmente impazzire perché mi dà quel senso di libertà e dinamismo che dopo una giornata di lavoro niente al mondo può garantirmi. E Central Park è la Mecca degli amanti della corsa. Tra poco più di un mese (era Settembre) si corre la mitica Maratona di NY e il Parco è pieno di appassionati. Io, Pierpaolo, il giornalista del gruppo, e Marco (la persona che devo ringraziare per tutto questo!) siamo pronti. Si corre!
Si potrebbe scrivere un libro sulle emozioni che si provano in un’ora di corsa al Central Park, ma la più sensazionale che mi sento di raccontare è quella di StrawberryFields, dove venne assassinato John Lennon. Qui un ragazzo con la chitarra suona “Let It Be” con centinaia di persone che in silenzio scattano una foto in quel punto X dove probabilmente venne ucciso il più grande cantante di tutti i tempi. E allora noi ci fermiamo. Potremmo correre ancora per ore spinti dall’entusiasmo, ma la sensazione di vivere un’emozione come questa la fa da padrone. Carpe Diem.
Ripartiamo ed è ora di tornare casa perché nel pomeriggio dobbiamo lavorare sull’itinerario dei prossimi giorni, ma prima di salire nuovamente in metro vediamo l’altra Grande Mela della città, il negozio Apple che è pronto ad aprire le porte per il nuovo Iphone 6 che uscirà domani. Le persone sono già in fila!
E allora torniamo in hotel, tra l’infinito momento di rispetto per il 9/11, l’entusiasmo di Central Park , la pace dei sensi di StrawberryFields e la follia umana davanti ad uno smartphone. Aveva proprio ragione quel ragazzo che abbiamo incontrato ieri. “U’re in NYC Guys, the city that never sleeps” e finalmente capisco anche il senso. Non è chiamata così perché ci si diverte dalla mattina alla sera, ma ogni secondo si vive la storia umana in questa città!

[segue]

https://i2.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/11/Central-Park-running.jpg?fit=556%2C417https://i2.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/11/Central-Park-running.jpg?resize=150%2C80Stefano Tulli e Marco CittadiniCittà da visitareAmerica,Freedom Tower,New York,Stati Uniti,USALa notte è passata praticamente in bianco. L’emozione è troppa ed è stato anche inutile puntare la sveglia alle 8. Dalle 6 della mattina, e non solo per il fuso, gli occhi sono spalancati e le gambe pronte a partire alla scoperta della Grande Mela. Abbiamo una giornata di...comunità di viaggiatori