Siamo nel 2000, all’inizio di settembre. Non è un momento storico qualsiasi.

Da lì a poco scoppierà la Seconda Intifada e la tensione è già palpabile.

La guida, un padre francescano, scambia fitte conversazioni in inglese con l’autista e chiede a me e alla mia amica di non riferire nulla di ciò che abbiamo sentito per non mettere in agitazione gli altri cinque membri del gruppo, due dei quali sono i miei genitori.

I controlli sono più fitti e i posti di blocco più severi.
Senza un accompagnatore sarebbe impensabile superare la frontiera che divide Israele dalla Palestina.

Ci sono guardie con mitra puntati ovunque.
La guida ci avverte: Betlemme potrebbe saltare.

Fino all’ultimo speriamo. Non si può visitare la Terra Santa senza vedere il luogo in cui è nato Gesù Bambino.

Perché per quanto sia possibile e piacevole intraprendere un viaggio “laico” in quei luoghi affascinanti, magari godendosi un soggiorno balneare a Tel Aviv e perdendosi tra le viuzze del suk di Gerusalemme come si farebbe in qualsiasi altra città del Medio Oriente, gustarsi l’itinerario da credenti ha tutto un altro sapore.

dorinzi letizia_0007
.

Cattolici, cristiani, musulmani, ebrei.
Qui tutte le religioni si incontrano e si scontrano, ciascuna rivendica, anche fisicamente, un pezzo delle proprie origini.
C’è la lotta per accaparrarsi uno spazio, anche il più insulso centimetro quadrato conta, indica comunque un possesso.
Perché ogni pietra è molto più di un pezzo di marmo levigato. Un giardino con piante di ulivo è molto più di un insieme di piante che regalano un briciolo d’ombra. Un sepolcro in una chiesa è molto più di una tomba vuota.
E una stella incastonata nel pavimento è molto più di un simbolo argentato.
Temiamo fino all’ultimo, alcuni pullman turistici vengono bloccati. Ma noi siamo pochi a bordo del minivan e Padre Giuseppe, che sembra conoscere tutti per nome o forse è davvero così, la spunta. Ci fanno passare.
Ci avviciniamo a Betlemme emozionati.

Qui tutto ha avuto inizio.
Qui Maria è arrivata stanca in groppa a un asino con un pancione di nove mesi. Solo ora che so perfettamente cosa significhi avere quel fardello addosso ventiquattr’ore su ventiquattro posso comprendere la fatica. E la straordinarietà dell’impresa.
Prima di entrare nella Basilica, visitiamo il campo del pastori. Le colline ricoperte da ulivi fanno da sfondo.

dorinzi letizia_0005
.

Entriamo nella grotta a un paio di chilometri dalla città e il rimando immediato è al presepe.

dorinzi letizia_0002
.

E come i pastori di due millenni prima ci avviciniamo lentamente al luogo della nascita.

La Basilica della Natività.

dorinzi letizia_0008
.

La porta per entrare è di dimensioni volutamente ridotte, per simboleggiare la piccolezza dell’uomo davanti alla divinità.

dorinzi letizia_0004
.

E dopo l’inchino forzato visitiamo la chiesa e scendiamo le scale per ammirare il luogo in cui Gesù è nato.

La grotta della natività.

Ci si può credere o non credere, ovviamente.
Ma riuscire a collocare storicamente un personaggio del Suo calibro, a visualizzare i luoghi della Sua vita è una grandissima emozione.
Padre Giuseppe dice che è un buon momento. E’ relativamente tranquillo. Perché la proprietà della grotta è divisa tra chiesa ortodossa e i padri francescani.

Ognuno celebra il luogo a modo suo e non sempre il silenzio è contemplato. Funzioni religiose rapidissime che durano al massimo dieci minuti e che scandiscono i ritmi delle visite. Siamo fortunati, arriviamo nell’attimo giusto, tra una celebrazione e l’altra. E riusciamo ad ammirare forse con l’esclusiva di un paio di secondi la stella d’argento.

dorinzi letizia_0010
.

Il luogo in cui Gesù Bambino ha visto la luce. Ed è a quella grotta stretta, a quel luogo sacro, a quella stella che di per sé non ha nulla di speciale ma racchiude un significato profondo che ripenso ad ogni Natale.

Il luogo che ha visto nascere un grandissimo Uomo, comunque la si veda.

Il luogo dove più di ogni altro vorrei tornare.
In un periodo qualsiasi dell’anno ma, forse, ancora di più a Natale.
Per dimenticare la frenesia dei regali, le corse, i pranzi, gli auguri, le telefonate di cortesia, i messaggi di rito, i baci e gli abbracci forzati, le frasi fatte.
E approdare qui.

Inseguendo una stella, come i Re Magi venuti dall’Oriente.

https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/12/dorinzi-letizia_0006.jpg?fit=700%2C475https://i1.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2014/12/dorinzi-letizia_0006.jpg?resize=150%2C80Letizia DorinziCulturaTradizioniAsia,Betlemme,conflitti,Israele,Natale,religioneSiamo nel 2000, all’inizio di settembre. Non è un momento storico qualsiasi. Da lì a poco scoppierà la Seconda Intifada e la tensione è già palpabile. La guida, un padre francescano, scambia fitte conversazioni in inglese con l’autista e chiede a me e alla mia amica di non riferire nulla di...comunità di viaggiatori