Ci vuole una strage per provare a sentirsi e ad agire un po’ più da fratelli?

Due giorni fa, 11 gennaio 2015, poco meno di 2 milioni di persone si sono riversate sulle strade di Parigi e hanno gridato forte: ‘Vive la Liberté!‘ come risposta agli eventi sanguinari dei giorni scorsi. Una risposta grintosa, positiva, collettiva. Se il tentativo degli attentatori voleva essere quello di dividere, hanno fallito miseramente. Se il tentativo voleva essere quello di limitare, intaccare la libertà hanno sbagliato nazione: non hanno fatto i conti con la determinazione dei francesi di difenderla ad ogni costo. Parliamo del popolo della Rivoluzione Francese, del popolo del ‘Liberté, Égalité, Fraternité’ che la necessità della libertà (di espressione, individuale e collettiva) ce l’ha ormai nel DNA.

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I giovani con il loro entusiasmo e le loro energie
I giovani con il loro entusiasmo e le loro energie

Mi ritengo molto fortunata per aver avuto il privilegio e l’opportunità di essere lì con i difensori delle libertà a gridare forte e chiaro: “Même pas peur!“, NON ABBIAMO PAURA, che le diversità etniche, culturali e religiose non ci divideranno ma ci renderanno ancora più forti e coesi come comunità francese, europea e globale. Un’utopia? Forse. Ma crederci, anche solo un po’, ci rende già più forti e vitali. Ci fa esultare e dimenticare per un secondo la possibilità di una probabile guerra di religione globale. E tutto questo ci renderà più forti nel reagire. L’unità fa questo, si sa.
E nonostante le polemiche post-marcia sull’ipocrisia della prima fila, sul conformismo e la superficialità del Je suis Charlie secondo il quale tutti, ma proprio tutti, senza pensarci troppo sono diventati dalla mattina alla sera Charlie Hebdo, nonostante le paure – purtroppo fondate – che i fatti di Parigi potessero essere strumentalizzati politicamente e che diventino la scusa per introdurre controlli eccessivi e misure preventive, nonostante questo, per come la vedo io, il valore di questo immenso raduno anti-terrore sarà superiore. Questa marcia è una marcia di liberazione dal terrore che aiuterà ad allontanare la paura rendendo l’Europa più forte nella difesa dei propri valori di democrazia, di libertà, di tolleranza e di pluralismo.

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La mia marcia

Sono nella morsa di quella folla guidata da sentimenti nobili, che si snoda placidamente lungo i larghi boulevard della Capitale. Non mi rendo conto dell’enormità della folla ma sento sulla pelle l’energia incredibile che genera. Sento il calore che in questa giornata di freddo pungente non può che rafforzare la sensazione di essere nel posto giusto. A volte mi manca quasi l’aria, capita che mi venga pestato il piede, vengo trascinata a prescindere della mia volontà. Siamo davvero in tanti. Ma si sorride. A tutti. E’ stato un dolore collettivo a farci scendere in strada eppure non c’è rabbia, non c’è prevaricazione ma una sensazione di festa e di euforia. Si marcia in maniera educata e gioiosa. Si innalzano grida in tante lingue non solo in francese, si intona la Marsigliese, si agitano matite e striscioni. E, oltre la bandiera francese, ci sono quelle di altre nazionalità. Non solo la Francia è li, ma il mondo nel suo piccolo.
Si, ero solo un numero minuscolo [1 : 1 600 000 ca], una goccia in quell’oceano umano, una minuscola particella, ma c’ero. E con me c’erano ragazzi e giovani, c’erano intere famiglie con figli piccoli, c’erano anziani, persino disabili con le loro sedie a rotelle. C’erano musulmani, ebrei, immigrati, uomini e donne di tutte le età, estrazione sociale e appartenenza etnica e religiosa ed erano lì tutti per alzare la voce e le loro matite per la fratellanza e la libertà di espressione.

Vi racconto un piccolo episodio. Alla fine della marcia, ormai buio, infreddolita, con piedi doloranti, naso rosso e mani ghiacciate torno nella mia minuscola casa temporanea a Montmartre e nella metro, gremita all’inverosimile, piena dei miei ‘fratelli’ di marcia ad un certo punto, una donna grida forte: ‘Ehi, gente, oggi è il compleanno di questa bimba!’. E subito dopo nell’intero vagone si innalza un canto di buon augurio per la bimba sconosciuta. E applausi. E sorrisi. Sensazioni di piccole euforie ordinarie.

Le immagini

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In Place de la Nation tanti giovani di nazionalità diverse si arrampicano sulla statua Il trionfo della Repubblica.
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2200 tra poliziotti, gendarmi e militari in tenuta anti sommossa a vigilare sulla sicurezza dei manifestanti.
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Si sta facendo sera e l'entusiasmo non scema.
Si sta facendo sera e l’entusiasmo non scema.
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 I ‘dettagli’, gli individui, le facce della marcia QUI.

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