Adagiata in una valle del Rif, la regione montuosa del Marocco settentrionale, la pittoresca cittadina di Chefchaouen spicca per la sua bellezza.
La Medina, la città vecchia, è un dedalo di vicoli lunghi e stretti. Strade e case sono dipinte di azzurro, il colore con cui gli ebrei, fuggiti dall’Europa negli anni ‘30 a causa delle persecuzioni naziste, dipinsero le loro abitazioni. Gli ebrei hanno lasciato la città ormai da anni, ma un azzurro intenso, abbagliante, acceso dalla luce viva del Marocco, la caratterizza ancora ai giorni nostri, donandole una magica atmosfera.
Dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Chefchauoen è , ad oggi, stranamente rimasta fuori dalle principali rotte turistiche del paese. Milioni di turisti si riversano nelle storiche città imperiali di Fes, Meknes, Rabat e Marrakech, sulle dune del deserto marocchino o visitano la splendida Essaouira, affacciata sull’oceano Atlantico. I cinefili concedono una tocca e fuga a Casablanca, sulle orme di Humphrey Bogart.
Due strambe, singolari categorie di persone optano per “la città blu” del Marocco : i fotografi, attratti dalla magica e fotogenica atmosfera del posto, e i fumatori di canne, veterani della città, da anni attratti dal “paradiso dell’hashish e della marijuana”. La categoria di persone più in voga in città, ovviamente, è quella dell’artista/fotografo fumatore di canne.

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Vita facile per gli amanti di questo vizio: se vuoi fumare a Chefchaouen e non riesci a trovare il fumo, vuol dire che hai fumato troppo.
Il kif (la cannabis) cresce rigoglioso nel nord del Marocco, cullato da un clima ideale per la coltivazione di questa pianta. L’hashish prodotto in queste valli dalla lavorazione del Kif è forse oggi il migliore al mondo. E’ qui, tra i monti del Rif, che si produce circa il 40 % del quantitativo mondiale di hashish e l’80% di quello fumato in Europa, un settore che occupa circa ottocentomila persone.

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Da secoli, gli abitanti berberi di queste valli coltivano e fumano cannabis. Oggi la coltivazione di questa pianta è illegale in tutto il Marocco, tranne che in questa zona, in cui la coltivazione è lecita, mentre il trasporto e il commercio sono illegali. Un sottile compromesso per salvaguardare la sussistenza di centinaia di migliaia di poveri contadini.
Per tre giorni, estasiato mi persi a fotografare per le viuzze colorate della città.
Giornate assolutamente magiche, in cui tutti i miei pensieri si colorarono di azzurro.
Pensai, tornato in Italia, di ridipingere le pareti della mia stanza di azzurro. Avrei persino convinto mia madre a ridipingere tutto il terrazzo della sua casa di azzurro. Al terzo giorno tutta questa esplosione di azzurro iniziò a darmi un filo alla testa. Nessun abuso di cannabis, credetemi: era solo tempo di rimettersi in cammino.
Benvenuti a Chefchaouen, la perla azzurra del Rif paradiso del kif – qui il reportage fotografico:

Chefchaouen, Marocco, città azzurra, Rif
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Chefchaouen, Marocco
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Chefchaouen, Marocco
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 © Luca Vasconi

 

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