Dove c’è tirannia

là c’è tirannia

non solo nel fucile,

non solo nella prigione,

 

non solo nelle camere

di interrogazione,

non solo nella voce

della guardia di notte,

 

non solo nel discorso

oscuro dell’accusa

o nei segni di Morse,

battuti sui muri della prigione,

 

non solo nella confessione

o nella condanna inappellabile

del giudice: colpevole!

 

All’ingresso del Memento Park di Budapest, c’è in mostra la poesia di Gyula Illyés ‘Una frase sulla tirannia’. È una poesia toccante. Una poesia che racconta sofferenza e disperazione. Se siete interessati, potete leggere la traduzione in italiano. Ma si tratta di una poesia che la maggior parte di noi non sarà in grado di capire.

Per capire la dittatura è necessario averla vissuta

Perchè per capire la tirannia, per capire la dittatura, è necessario averla vissuta.

La poesia racconta immagini agghiaccianti. Di “paura dietro la porta semi aperta”, di “strette di mano all’improvviso un po’ più morbide”, della nevicata bianca che ti imprigiona.

La poesia è stata scritta nel 1950, ma è diventata famosa nel 1956, durante la rivolta ungherese fallita contro il regime sovietico. Trentacinque anni dopo, le prime elezioni libere furono indette in Ungheria, dopo la caduta della Cortina di ferro.

Che fare con le vestigia del periodo della dittatura comunista

Come molti altri paesi ex comunisti, l’Ungheria si è trovata di fronte a un dilemma dopo la caduta del blocco comunista. Che cosa fare con le giganti, imponenti statue che affollavano le città, rappresentazione visibile di quel famoso Grande Fratello che tutti i bambini impararono a temere e riverire?

Condannarli alla discarica o alla fonderia sarebbe stata la soluzione più facile. Sarebbe stato più facile cancellare, nascondere il capitolo più buio della storia recente dell’Ungheria.

Ma questo non è quello che fa la democrazia. La dittatura cancella, nasconde. Nelle parole di Ákos Eleőd, il creatore del Memento Park di Budapest, “la democrazia è l’unico regime che è in grado di guardare al suo passato, con tutti i suoi errori e le svolte sbagliate, a testa alta”.

Il monumento dellla Repubblica Socialista Ungherese
Il monumento dellla Repubblica Socialista Ungherese
L'ingresso con gli stivali di Stalin in bella vista
L’ingresso con gli stivali di Stalin in bella vista

Dal 1993 esiste un parco a Budapest dove sono confluite tutte le statue del regime

Il 29 giugno 1993, in occasione del secondo anniversario del ritiro dell’ultimo soldato sovietico dall’Ungheria, Memento Park è stato inaugurato, alla periferia di Budapest.

Una collezione di 42 statue, da Lenin a Marx ed Engels, da soldati sovietici trionfanti a Béla Kun, il leader controverso dell’Ungheria.

Memento Park: parco ‘vergogna’,  parco ‘grottesco o cos’altro?

Negli anni precedenti, diversi progetti furono discussi su come mettere in mostra le statue. C’erano due principali scuole di pensiero. Alcuni raccomandarono un parco ‘vergogna’, che pubblicamente denunciasse e condannasse gli orrori della dittatura. Altri sostenevano una soluzione più leggera; un parco ‘grottesco, che si concentrasse sulle idiosincrasie del comunismo e dei suoi principali esponenti’.

Alla fine, la terza soluzione fu considerata la migliore. Un progetto del giovane architetto Ákos Eleőd, volto a mettere in discussione l’epoca storica. A esaminarla e analizzarla razionalmente.

“Questo parco racconta la dittatura, ma dal momento che se ne può parlare, scrivere e rappresentarla, il parco parla di democrazia. Solo la democrazia é capace di concederci l’opportunità del libero pensiero sulla dittatura, sulla democrazia, oppure su qualsiasi argomento.”     Ákos Eleőd

Il parco è diviso in due aree. Da un lato, c’è la Piazza del Testimone, dominata da un enorme piedistallo con un paio di stivali giganteschi: gli stivali di Stalin.

Gli stivali di Stalin
Gli stivali di Stalin

Si tratta di un riferimento alla rivoluzione del 1956, quando fu abbattuta la più grande statua di Budapest del leader sovietico recentemente scomparso, e solo gli stivali rimasero. La piazza diventò il luogo ricordo della caduta del regime, della vittoria della democrazia, della libertà.

Nelle parole dell’architetto, “Witness Square è Széna Square, Budapest, nel 1956. È Vaclavske Nàm, Praga, nel 1968. È Plac Zamkowy, Varsavia, nel 1981. È Piaţa Victoriei, Timisoara, nel 1989. È Potsdamer Platz a Berlino. È Narodno sabranie kvadrat, a Sofia”.

Non solo statue ma anche spazio vuoto per ricordare il passato

Di fronte agli stivali di Stalin, inizia la seconda sezione di Memento Park. Le statue sono poste intorno ad una serie di piazze rotonde intrecciate, che ricorda il simbolo dell’infinito. Strade che non portano da nessuna parte. Non ci sono edifici, non ci sono spiegazioni; niente. C’è solo il silenzio. Un silenzio che è di dolore, di rabbia, di sfida, di disperazione. Lo stesso silenzio che risuona intorno alle statue è il silenzio della poesia, di quelle immagini agghiaccianti, di un buio che sembrava non avere fine.

A Memento Park, c’è gente che gioca e scherza. Deridono le pose delle statue, si fanno fotografare accanto a Lenin, accanto a Marx ed Engels. Ma la maggior parte di loro rimane in silenzio. Alcuni forse hanno vissuto quell’epoca, possono aver conosciuto il terrore, i sussurri negli angoli bui, che si concludevano con un bussare agghiacciante alla porta. Altri cercano di capire.
Ma il silenzio è condiviso.

Cittadini senza volto
Cittadini senza volto
Una panoramica del Memento park
Una panoramica del Memento park
Un altro monumento della Repubblica Socialista Ungherese
Un altro monumento della Repubblica Socialista Ungherese
Nell'ombra della grande Stella Rossa
Nell’ombra della grande Stella Rossa
Statue cubiste di Marx ed Engels
Statue cubiste di Marx ed Engels
Momumento di Béla Kun
Momumento di Béla Kun
Iconografia sovietica
Iconografia sovietica
Il memoriale degli eroi sovietici in ungherese e in russo
Il memoriale degli eroi sovietici in ungherese e in russo
Memoriale del Movimento dei Lavoratori
Memoriale del Movimento dei Lavoratori
Vladimir Ilych Lenin, il nonno di tutti loro
Vladimir Ilych Lenin, il nonno di tutti loro

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Informazioni per la visita al Memento Park Parco delle Statue
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 al tramonto
Costo del biglietto: 5,50 €

Come arrivare al Memento Park Parco delle Statue

Il modo più semplice è l’autobus diretto che dal centro città (Piazza Deák, ci si arriva con la metro 1, 2 e 3). L’autobus è indicato con la scritta Memento Park Il biglietto costa 16 € (14 con la Budapest Card). Il biglietto include andata e ritorno, la guida, l’ingresso in tutte le parti del parco. Partenza alle ore 11 del mattino (anche alle 15 in luglio e agosto). Per arrivare al parco con i mezzi tradizionali c’è il bus 150 direzione Campona in partenza da Fehérvári út – Bocskai.

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