Cos’è che ci spinge a viaggiare? Da un lato la curiosità di scoprire luoghi, persone e tutto ciò che è diverso da noi; dall’altro il desiderio più generale di stare bene, che per ciascuno ha un significato differente: relax, evasione, avventura, solitudine, divertimento.

Questi due elementi, in realtà, dovrebbero essere anche i motori principali della vita, che poi in fondo è il Viaggio per eccellenza di ognuno di noi.

È stata proprio la curiosità, in una fresca mattina di giugno, a rivoluzionare la nostra esistenza: e se questa vita che stiamo vivendo non fosse la migliore che possiamo costruire per noi stessi? E se, per esempio, noi fossimo capaci di suonare il violino come nessun altro, ma non lo sappiamo soltanto perché non abbiamo mai provato a farlo? Così, giorno dopo giorno, il dubbio si è fatto talmente grande da fare ombra a tutte quelle cose che, fino ad allora, avevano costituito le nostre certezze: improvvisamente il lavoro a tempo indeterminato, la carriera, la bella casa, tutto quello che avevamo, ci è apparso privo di ogni senso rispetto a tutte le cose che avevamo ancora da scoprire. Basta, liberiamoci di tutto e giriamo il mondo: dal confronto e la conoscenza di altre realtà, sicuramente impareremo come e dove costruirne una più a nostra misura. Nel giro di tre mesi Giuse ha chiuso la propria attività, io (Nina) mi sono licenziata, abbiamo dato disdetta del contratto d’affitto di casa e venduto la macchina: i primi passi di una lunga TO DO LIST che stiamo, piano piano, spulciando. Eh sì, perché nell’immaginario collettivo “mollare tutto” sembra molto semplice, complici anche molti film che fanno vedere il belloccio di turno che decide in una manciata di secondi di partire per il mondo, dopodiché mette due cose nello zaino e se ne va. Nella realtà dei fatti, invece, mollare tutto significa affrontare una lunga lista di iter burocratici, disdette, dichiarazioni, raccomandate, conguagli e chi più ne ha più ne metta.

In sostanza mollare tutto è più facile a livello psicologico e mentale che a livello pratico, e non il contrario come si è soliti pensare. Ma detto questo, se la determinazione è forte si può fare, ed è anche piuttosto divertente.

La prima parte dell’avventura consiste nel “chiudere con il vecchio mondo“, una fase molto importante alla quale spesso non viene dato il giusto spazio: vendere le proprie cose, regalare agli amici ciò che ha un valore più sentimentale che economico, dare in beneficenza abiti e biancheria da casa, barattare e buttare cose inutili. E’ un lento ma inesorabile processo di alleggerimento che fa bene allo spirito e rende molto consapevoli di se stessi.

La seconda parte è, nel nostro caso, l’organizzazione di un viaggio non organizzato, una sorta di controsenso consapevole. La nostra idea è quella di andare a zonzo per il mondo seguendo un itinerario di massima dettato, più che altro, da due aspetti: mantenere basse le spese di viaggio e cercare il più possibile di conoscere gente del posto, per raccogliere le loro storie e imparare nuovi stili di vita. Queste due motivazioni ci porteranno, in alcuni casi, fuori dalle tratte turistiche, obbligandoci a rinunciare ad alcuni luoghi meravigliosi. Pazienza: la nostra avventura, che si chiama “Leaving the old way”  NON è una vacanza, NON è un itinerario fra i luoghi più belli della terra, NON è un tour fine a se stesso.

Il nostro sarà un viaggio alla ricerca del nostro mondo attraverso altri mondi, diversi, lontani e sconosciuti: a volte saranno paesaggi, a volte persone, a volte esperienze, e tutto quello che verrà che ancora non possiamo immaginare.


Se vuoi seguire il nostro “lasciare la vecchia strada”, ti aspettiamo qui: www.leavingtheoldway.com .

 

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