Foto e testo: Mario Fracasso/direzioneitalia.com

I Bektashi sono una confraternita di derivazione sufi, composta da poche migliaia di fedeli e non è riconosciuta dall’Islam ufficiale. Una minoranza sopravvissuta all’ateismo forzato imposto dal regime comunista.

Vivono in Albania, concentrati nella zona dello Skrapar, nella provincia di Berat.

La loro devozione è vissuta come una forma di socializzazione e di rispetto per la comunità. Professano un’interpretazione meno letterale del Corano e si caratterizzano per tolleranza e apertura verso le altre religioni. Non hanno regole rigide, né orari di preghiera imposti. Tutti i fedeli, però, si sentono molto legati alla tradizione e per questo, ogni agosto, arrivano in pellegrinaggio fino al Monte Tomorit (2416 m), dove eseguono un rito in cui ogni famiglia sacrifica una pecora e tutti si tingono la fronte con il suo sangue fresco. Il culmine della devozione è l’ascesa al Kulmak, la cima del monte dove si trova la tomba di Abas Ali, fratellastro di Maometto che, fuggendo con i suoi tre figli in braccio, con un balzo del suo cavallo volò fin sulla cima del Tomorit. In Turchia i suoi discendenti fondarono l’ordine dei Bektashi che per secoli fu il braccio spirituale dei giannizzeri ottomanni. Nel XIX secolo, banditi dalla Turchia, i confratelli si spostarono verso l’Albania, dove proprio il Tomorit è diventato il loro monte sacro.
Il paesaggio è epico, le montagne intorno disegnano vallate e burroni e, a volte, sembra di essere sospesi tra cielo e terra. Il resto dell’Albania è a 40 km di sterrata. La cerimonia sembra riportare indietro nel tempo. Il rituale prevede che ogni capo faglia scelga l’ovino da immolare, acquistandolo dai pastori che portano le loro greggi e si organizzano, ognuno nel proprio spazio, lungo un dromos che porta fino al mattatoio. La scena è piuttosto cruenta e sangue e scarti di macellazione sono sparsi ovunque. I bambini però vengono abituati ad assistervi fin dalla nascita e sembrano spesso divertiti come se vivessero un momento quotidiano.
Intorno al mattatoio stanno prati e boschi, dove le famiglie si accampano per piantare le loro tende e accendere la brace. Tutti fanno visita ai Baba, veri e propri maestri spirituali che vengono rispettati quasi come dei santi. Risiedono nella Teqeja, scuola-convento, e offrono consigli e conforto a chi li incontra. Vi sono anche le tombe dei Baba morti. I fedeli le baciano, vi fanno offerte e accendono una candela in loro memoria.
Nella comunità che si raduna tutti hanno un ruolo. Oltre i pastori, ci sono i macellai che uccidono e scuoiano le pecore mentre altri vendono buste di stoffa per avvolgere le carcasse. Ci sono bancarelle di souvenir, frutta secca, miele, piante e semi locali, c’è chi vende i ceri da accendere, chi con il proprio fuoristrada lavora come tassista, chi sala e conserva le pelli degli animali uccisi. Attorno alla Teqeja sono allestite tende per chi non vuole accamparsi da sé e preferisce pagare il soggiorno. Le pecore vanno arrostite intere con spiedi che ruotano sopra a grandi braci. In molti si dedicano a questa attività allestendo punti di cottura dove le famiglie si recano per cuocere la propria pecora che consumano in bar e ristoranti costruiti con impalcature e teli improvvisati. Ovunque si balla e si banchetta e si brinda in onore della famiglia e degli antenati.

mattatoio
Nel mattatoio, macellai esperti assumono il ruolo di laici sacerdoti. Dietro un lauto pagamento, con cura ma senza fronzoli, sgozzano il “capro espiatorio”, offrono il sangue fresco perché il fedele si tinga la fronte e poi lo scuoiano.
Mario Fracasso_Famiglia Santi e Macellai (2)
La tradizione viene tramandata di generazione in generazione. I bambini vengono portati nel mattatoio per assistere all’uccisione e molti si divertono a scattare foto e rivederle sui cellulari.
I pastori radunano le loro greggi in piccoli recinti, spesso sul ciglio di burroni e comunque sempre in luoghi di passaggio dove i capifamiglia possono vedere e scegliere l’ovino da sacrificare.
I pastori radunano le loro greggi in piccoli recinti, spesso sul ciglio di burroni e comunque sempre in luoghi di passaggio dove i capifamiglia possono vedere e scegliere l’ovino da sacrificare.
Il sepolcro di Abas Ali viene visitato ogni giorno centinaia di famiglie di fedeli, che attendono di entrare nella cappella per baciare la tomba e fare offerte, di solito in denaro.
Il sepolcro di Abas Ali viene visitato ogni giorno centinaia di famiglie di fedeli, che attendono di entrare nella cappella per baciare la tomba e fare offerte, di solito in denaro.
La storia di Abas Ali ha contorni indefiniti e molti dei Bektashi stessi non sanno dove finisca la storia e inizi la legenda. Quel che più conta è la sua figura di santo che trova riparo tra i monti dell’Albania e ispira l’intera confraternita.
La storia di Abas Ali ha contorni indefiniti e molti dei Bektashi stessi non sanno dove finisca la storia e inizi la legenda. Quel che più conta è la sua figura di santo che trova riparo tra i monti dell’Albania e ispira l’intera confraternita.
Nonostante la fatica del duro viaggio per raggiungere il luogo del raduno, anche le persone più anziane partecipano. Macchiarsi la fronte con il sangue fresco della pecora uccisa è un rituale a cui non rinuncia nessuno.
Nonostante la fatica del duro viaggio per raggiungere il luogo del raduno, anche le persone più anziane partecipano. Macchiarsi la fronte con il sangue fresco della pecora uccisa è un rituale a cui non rinuncia nessuno.
Le donne becktashian non portano veli e possono fare vita pubblica alla pari con gli uomini. Come è tradizione in Albania, hanno un forte ruolo all’interno del nucleo familiare. Ogni donna, come ogni uomo, deve accendere deporre una candela in segno di devozione.
Le donne becktashian non portano veli e possono fare vita pubblica alla pari con gli uomini. Come è tradizione in Albania, hanno un forte ruolo all’interno del nucleo familiare. Ogni donna, come ogni uomo, deve accendere deporre una candela in segno di devozione.
I Baba ricevono i fedeli, singolarmente o in gruppi familiari, in stanze private all’interno della Teqeja, ma spesso li incontrano anche all’esterno. In Albania dare la mano è il primo segno di rispetto e tutti i fedeli la stringono alle loro guide spirituali.
I Baba ricevono i fedeli, singolarmente o in gruppi familiari, in stanze private all’interno della Teqeja, ma spesso li incontrano anche all’esterno. In Albania dare la mano è il primo segno di rispetto e tutti i fedeli la stringono alle loro guide spirituali.
La scelta dell’ovino giusto è fondamentale ed è un rito nel rito. Il capofamiglia lo acquista dal pastore solo dopo averla pesata ed esaminata con attenzione.
La scelta dell’ovino giusto è fondamentale ed è un rito nel rito. Il capofamiglia lo acquista dal pastore solo dopo averla pesata ed esaminata con attenzione.
Una tradizione diffusa in tutta l’Albania è quella di appendere dei pupazzi appena fuori le abitazioni per tenere lontani spiriti maligni e scalogna. Anche sul monte Tomorit è facile trovarne, fuori dalle tende o da luoghi appositamente adibiti alla cottura parallela.
Una tradizione diffusa in tutta l’Albania è quella di appendere dei pupazzi appena fuori le abitazioni per tenere lontani spiriti maligni e scalogna. Anche sul monte Tomorit è facile trovarne, fuori dalle tende o da luoghi appositamente adibiti alla cottura parallela.
Ristoranti improvvisati fatti con teloni e impalcature che spesso sono rami o bastoni di legno, servono bibite e contorni agli avventori che si portano la carne già cotta. Molti accendono le loro braci e mangiano in luoghi appartati, tutti, comunque, consumano il pasto rigorosamente in famiglia.
Ristoranti improvvisati fatti con teloni e impalcature che spesso sono rami o bastoni di legno, servono bibite e contorni agli avventori che si portano la carne già cotta. Molti accendono le loro braci e mangiano in luoghi appartati, tutti, comunque, consumano il pasto rigorosamente in famiglia.
Gli ovini uccisi sono migliaia e il rituale dello sgozzamento e lo scuoiamento vanno avanti di continuo tutto il giorno, fino a notte. Parallelamente le pelli vengono raccolte e salate per essere conservate.
Gli ovini uccisi sono migliaia e il rituale dello sgozzamento e lo scuoiamento vanno avanti di continuo tutto il giorno, fino a notte. Parallelamente le pelli vengono raccolte e salate per essere conservate.
Le offerte di solito vengono lasciate in cassette poste vicino alle tombe. Molti sono i Bektashi sparsi in Europa e tutti tornano ad agosto in occasione del raduno sul Tomorit.
Le offerte di solito vengono lasciate in cassette poste vicino alle tombe. Molti sono i Bektashi sparsi in Europa e tutti tornano ad agosto in occasione del raduno sul Tomorit.
Con i soldi ricavati dalle offerte i Baba sostengono le attività della confraternita. Nel 2013 una statua di Abas Ali altra più di tre metri e completamente laccata in oro è stata posta sul Kulmak. Tutti i fedeli ne vogliono una foto, ma sono molti quelli che avrebbero preferito una strada asfaltata per salire sul Tomorit.
Con i soldi ricavati dalle offerte i Baba sostengono le attività della confraternita. Nel 2013 una statua di Abas Ali altra più di tre metri e completamente laccata in oro è stata posta sul Kulmak. Tutti i fedeli ne vogliono una foto, ma sono molti quelli che avrebbero preferito una strada asfaltata per salire sul Tomorit.
Le strade sono tutte sterrate e da Corovoda, il paese più vicino il percorso dura più di un'ora. Dalla vallata salgono diversi pulmini che fermano al villaggio di Gjerbes. Da lì al pianoro del raduno e poi fino al Kulmak si sale solo con mezzi 4x4 e in molti mettono a disposizione i loro fuoristrada come taxi.
Le strade sono tutte sterrate e da Corovoda, il paese più vicino il percorso dura più di un’ora. Dalla vallata salgono diversi pulmini che fermano al villaggio di Gjerbes. Da lì al pianoro del raduno e poi fino al Kulmak si sale solo con mezzi 4×4 e in molti mettono a disposizione i loro fuoristrada come taxi.
Mercedes, fuoristrada e pulmini sono gli unici mezzi in grado di salire senza difficoltà lungo le strade del monte Tomorit. Sul pianoro vengono parcheggiati alla rinfusa, ammassati come pecore.
Mercedes, fuoristrada e pulmini sono gli unici mezzi in grado di salire senza difficoltà lungo le strade del monte Tomorit. Sul pianoro vengono parcheggiati alla rinfusa, ammassati come pecore.
Diversi gruppi di suonatori girano sul pianoro per allietare con la loro musica i confratelli. Si esibiscono in cambio di offerte libere, che il più delle volte si risolvono in sigarette, caffè e raki, la tipica grappa locale, che viene sempre fatta in casa.
Diversi gruppi di suonatori girano sul pianoro per allietare con la loro musica i confratelli. Si esibiscono in cambio di offerte libere, che il più delle volte si risolvono in sigarette, caffè e raki, la tipica grappa locale, che viene sempre fatta in casa.

©Mario Fracasso/direzioneitalia.com

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