“La stagion del Carnoval tutto il mondo fa cambiar.

Chi sta bene e chi sta male Carneval fa rallegrar.
Qua la moglie e là il marito, ognuno corre a qualche invito,

chi a giocare e chi a ballar”

Carlo Goldoni

Lo ammetto, io ho un debole per Venezia. La amo in ogni stagione, amo perdermi tra calli e campielli e mi piace non cercare nemmeno la via del ritorno finché non ho un treno da prendere o finché i miei piedi reggono. L’ho vista e vissuta in estate, in autunno, in primavera ma il momento in cui la preferisco è in inverno. Con la nebbia. Con l’umidità che ti entra nelle ossa. Persino con l’acqua alta. Non mi piace soffrire ma amo quando la città tira fuori questa sua essenza affascinante e misteriosa. E umida. Mi piace quando c’è poca gente in giro – pochi turisti, solo quelli davvero caparbi, e i veneziani al lavoro o rintanati nelle loro case. Ecco quando sento Venezia mia, quando posso viverla un po’ magica, un po’ misteriosa e parecchio sonnacchiosa.

Ma ora vi racconterò, per immagini, un altro momento della vita di questa città: la sua anima festosa. Commerciale si, ma festosa. Una Venezia turbolenta, imprenditrice di se stessa, spettacolare, gaia, libertina, affollata, rumorosa e colorata.

Il Carnevale non è tanto una cosa da vedere, ma più un’esperienza da vivere. Nessuna foto, video o racconto è in grado di restituire la vivacità e le stranezze di questa festa. Bisogna trovarsi li, viverla, respirare la stessa aria, assistere agli spettacoli improvvisati, fluire e far parte delle moltitudini eterogenee.

Il Carnevale a Venezia si festeggia da quasi un millennio. Il primo Carnevale di cui abbiamo testimonianze risale al 1094 mentre il documento ufficiale che dichiarò il Carnevale una festa pubblica è del 1296 e coincise con l’ultimo giorno della Quaresima.

Aldilà dell’elemento religioso del Carnevale (Carnevale = levare la carne, il digiuno penitenziale), questa festa richiama i culti ancestrali di passaggio dall’inverno alla primavera, culti presenti in quasi tutte le società, cristiane e non.  Per esempio i culti dionisiaci latini nei quali il motto era “Semel in anno licet insanire”, “Una volta all’anno è lecito non avere freni” ed era il modo con cui la Serenissima Repubblica volle concedere alla popolazione uno sfogo naturale alle tensioni sociali  sull’esempio del “Panem et Circenses” latino. L’anonimato delle maschere e dei costumi permetteva di annientare, anche se per pochi giorni, le differenze sociali. Oggi non è rimasto nulla di tutto ciò ma rimane lo stesso un alone di magia che è percepibile se si è pronti a immergersi nella folla del Carnevale e viverlo senza troppo sarcasmo.

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Piazza San Marco dopo la pioggia
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pozzanghere fotogeniche
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cieli trafficati
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tanto blu
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una folla multietnica
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una vedetta sopra di noi
Senza piccioni è inimmaginabile Venezia
senza piccioni è inimmaginabile Venezia
l'habitat naturale per i bimbi
l’habitat naturale per i bimbi
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e cani
e cani
e mamme
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anche per le coppie
anche per le coppie
costumi
costumi
e maschere
e maschere
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le ultime luci
le ultime luci
verso sera
verso sera
una laguna sempre più blu
una laguna sempre più blu
blu
blu
blu profondo
blu profondo
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il fascino della Venezia notturna che, quando c'è il Carnevale, non dorme mai
il fascino della Venezia notturna che, quando c’è il Carnevale, non dorme mai
piccoli con una ridotta autonomia
piccoli con una ridotta autonomia
per le strade si balla con gli sconosciuti
per le strade si balla con gli sconosciuti
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i negozi e i locali sono aperti ad oltranza
i negozi e i locali sono aperti a oltranza
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vetrine notturne, gabbie luminose
vetrine notturne, gabbie luminose
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c'è chi dello shopping non può fare a meno nemmeno durante il Carnevale
c’è chi dello shopping non può fare a meno nemmeno durante il Carnevale
compresenza di epoche diverse
compresenza di epoche diverse

 

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