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Waterberg Plateau

Io volevo che fosse così, senza lo spazio e senza il tempo. Volevo che fosse rimanere in silenzio con la sensazione di non sapere dove fossi e di non avere bisogno di saperlo. Di avere di fronte a me la bellezza e sentirla entrare nei miei occhi. Di salire e arrampicarmi senza chiedermi per quanto tempo, di superare rocce e alberi nodosi e arrivare. Fermarmi e guardare. Ascoltare il rumore dell’intorno e il battito del mio cuore nelle orecchie.

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Piccolo elefante
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Antilopi

Volevo emozionarmi come i bambini guardando gli animali che ognuno di noi ha solo visto su riviste (e spero non al circo o allo zoo…). Stare con i sensi all’erta mentre la macchina procedeva lenta nel parco Etosha e dietro ogni curva poteva esserci qualcosa ad aspettarci così come niente.

Epupa Falls
Epupa Falls

Ascoltare lo scroscio dell’acqua, potente e impetuoso, scendere per kilometri di cascate. Sentirlo dalla mia tenda durante la notte e farmici cullare. Guardare ancora lontano e non vedere la fine. L’azzurro dell’acqua, le rocce grandi e calde, i baobab e il cielo così lontano e così vicino.

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Skeleton Coast, un relitto

Passare da un posto ad un altro. Percorrere centinaia di chilometri in auto, bucare, fermarsi, riparare la gomma, cercare ombra e ripararsi dalla calura estiva africana, mangiare mele, biscotti secchi, crackers, tutto ciò che può facilmente stare in uno zaino e ricominciare.  Guardare fuori dal finestrino, la macchina fotografica sempre in mano perchè ogni pezzetto può rivelarsi qualcosa di inaspettatamente meraviglioso. Raggiungere la costa, i brividi dell’oceano sulla pelle. Leggere le storie di antiche navi che intrappolate nelle correnti implacabili si arenarono su questo lungo pezzo di costa per distruggersi in mille pezzi.

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Skeleton Coast, dune

Correre in salita sulle dune della Skeleton Coast, respirare il sale del mare e la sabbia. Arrivare in cima e sentire le lacrime che ti pungono negli occhi, perchè è talmente tanto, è talmente bello, è talmente difficile da dire che non lo dici. Lo ingoi insieme alle lacrime e stai lì, seduta a cavallo di una duna.

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Spitzkoppe

Deviare verso est, verso l’interno e raggiungere il Cervino della Namibia. Sono curve flessuose e morbide quelle dello Spizkoppe, sono rocce larghe e ondulate. Posso starmene sdraiata comoda per tutto il tempo che voglio e guardare in alto. Il cielo, i piccoli rapaci, le nuvole bianche e sottili che passano via, una per una.

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Deserto del Namib

Scalare le dune del deserto del Namib alle prime luci dell’alba. Salire sulla Big daddy, piedi scalzi perchè è più facile, k-way perchè alle 5 del mattino fa ancora fresco e solo tra una manciata di ore sarà impossibile stare qui per il caldo soffocante… ma ora, ora è perfetto. Continuo a salire, voglio arrivare in cima. Il sole appare all’improvviso dietro la duna, sale lentamente. Accade nel giro di pochi istanti, fino a un attimo prima mentre tenevo la testa bassa sui miei piedi che sprofondavano nella sabbia rossa era tutto penombra e un attimo dopo il sole davanti ai miei occhi e vicino come se potessi allungare una mano e toccarlo. Continuo a camminare, a salire. Raggiungo la cima, mi siedo, prendo il termos con il tè e il muffin che ho comprato il giorno prima alla bakery di Solitaire e faccio colazione. Mi stendo sulla sabbia, la sento tutta, sotto il mio corpo, sotto i capelli, le braccia, mani, gambe. Ne sento la consistenza, il calore tiepido, la sento scivolare sotto il vento leggero di quella mattina. Mi riposo, mi addormento, qui nella mia Namibia.

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Informazioni tecniche: sono stata in Namibia nel periodo delle vacanze Natalizie, teoricamente doveva essere una stagione umida perchè era estate lì, invece era un’estate calda ma secca, quindi nemmeno una zanzara. Siamo atterrati a Windhoek e dopo una notte in guest house siamo partiti verso il parco Etosha. Eravamo dieci in tutto con due auto, in una avevamo zaini, tende e sacchi a pelo, nell’altra viveri e attrezzatura da campo. Ci siamo fermati tre giorni in Etosha (3 siti diversi) e abbiamo avvistato parecchi animali: rinoceronti, giraffe, elefanti (tantissimi!), antilopi, springbok, zebre. Un solo leone e una leonessa. Poi ci siamo spostati verso nord. Ruacana (dove abbiamo solo fatto tappa rifornimento viveri e pernottamento), Epupa Falls, villaggio Himba vicino Opuwo e da Opuwo a Spitzokoppe dove c’è il campeggio più bello che io abbia mai visto dal punto di vista naturalistico. Vuoi mettere farti un doccia dentro un quadratino circondato da pietre e assi di legno e guardarti il sole che tramonta? Da Spitzkoppe ci siamo diretti a sud-ovest verso la Skeleton coast. Ci siamo fermati a scattare foto lungo l’oceano e ad ammirare i relitti delle navi. Siamo arrivati a Swakopmund, dove abbiamo pernottato per due notti in guest house (molto meglio la tenda dal mio punto di vista). Swakopumd è una città di impronta tedesca, non c’è molto da vedere e viene voglia di andarsene via velocemente, ma è una buona tappa rifornimento viveri e gasolio, inoltre da lì si raggiunge Walvis Bay per poter accedere alle dune di fronte all’oceano. Infine ci siamo diretti a Solitaire e poi deserto del Namib dove abbiamo campeggiato per due notti. Infine ritorno a Windhoek per tornare a casa.

https://i0.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/02/IMG_4155.jpg?fit=700%2C466https://i0.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/02/IMG_4155.jpg?resize=150%2C80viaggiandonamAvventuraAfrica,animali,deserto,la poesia del viaggio,Namibia,safariIo volevo che fosse così, senza lo spazio e senza il tempo. Volevo che fosse rimanere in silenzio con la sensazione di non sapere dove fossi e di non avere bisogno di saperlo. Di avere di fronte a me la bellezza e sentirla entrare nei miei occhi. Di salire...comunità di viaggiatori