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THAILANDIA: Mae Sot, la città-frontiera al confine con la Birmania

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Le splendide spiagge, le acque cristalline di Phi Phi Islands, KrabiPhuketKo Samuiparadisi del relax e della tintarella per milioni di turisti.

Le mille luci, lo street food, i mercati flottanti, i templi, l’energia, il caos e la magia di una Bangkok che non dorme mai.
La meravigliosa città storica di Ayutthaya, Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Le città di Chiang Mai e Pai, incastonate tra le montagne e le foreste del nord del paese, punte di diamante del turismo escursionistico.
La Thailandia vanta numerose attrazioni storico-naturalistiche, che unite a strutture adeguate, prezzi più che convenienti, spiccate doti imprenditoriali e di accoglienza dei thailandesi, fanno sì che il paese sia uno dei più visitati al mondo.

Vi giunsi con una aspettativa piuttosto bassa e una certa diffidenza dovuta ad un’innata idiosincrasia per i luoghi battuti dal turismo di massa. Il “paese del sorriso”, lo devo ammettere, seppur non sia in assoluto tra i miei preferiti, alla fine ha sedotto anche un bastian contrario di professione come me.
Ma, come spesso accade nella mia vita e nei miei viaggi poco programmati, ci volle lo zampino del caso per farmi scoprire, grazie a un fortunato incontro, la “mia Thailandia”, un angolo poco conosciuto del paese che fece davvero scoccare la scintilla con questa terra.

“Quando torni in Thailandia vai a Mae Sot”, mi dissero Abel e Federica, due amici incontrati durante un trekking in Myanmar. “Conoscendoti, ti piacerà, fidati! ”. Conoscendoli, mi fidai, e feci bene.

Mae Sot può sembrare, di primo acchito e ad uno sguardo poco attento, una normale, piccola città della Thailandia nord occidentale, come tante altre. Ma non lo è.
La città è un melting pot di razze, usi e costumi, un singolare crocevia tra la cultura thai, birmana, karen e cinese.
Dalla metà degli anni ’80, con l’inasprirsi della repressione da parte del regime birmano delle minoranze etniche Karen e Shan, iniziò una migrazione di profughi dal Myanmar verso la Thailandia. Migliaia di disperati, ridotti alla fame o perseguitati dal regime dei militari, hanno varcato illegalmente la frontiera nel corso degli ultimi trent’anni.
Oggi una moltitudine di profughi vive nei campi allestiti dalle numerose organizzazioni internazionali presenti nell’area di confine, in territorio thailandese.
In totale più di due milioni di profughi vivono oggi in Thailandia, molti dei quali nel distretto di Mae Sot.
Le loro condizioni economiche e sociali sono in media pessime. Quelli che hanno un’occupazione, sono spesso sfruttati e lavorano in nero, per paghe da fame, nelle imprese agricole e nelle industrie della zona, per lo più gestite da cinesi. Essendo lavoratori clandestini, non possono accampare diritti sulla sicurezza, su un salario decoroso o su ferie e riposi. Gli imprenditori corrompono la polizia thailandese, sfruttandoli come schiavi e non pagando alcuna tassa.
Il piccolo fiume Moei separa Mae Sot dalla cittadina birmana di Myawadi. Rigonfio d’acqua nella stagione dei monsoni, da maggio a ottobre, si riduce a un fazzoletto di terra arida nei restanti mesi, facilitando l’attraversamento della frontiera da parte di disperati in cerca di fortuna.
Un ponte chiamato “dell’Amicizia” separa il paese più ricco e prosperoso del sud est asiatico, la Thailandia, da quello più povero e arretrato, il Myanmar, così denominato da quando la giunta militare decise che il nome Birmania non era più consono, adducendo discutibili giustificazioni di origine etnica. Secondo i militari al potere, il nome Birmania (Burma) era rappresentativo dell’etnia dominante, ma non rappresentava tutte le etnie del paese.
Per questioni di fuso, le lancette dell’orologio vanno spostate in avanti di trenta minuti in favore del Myanmar. Varcata la frontiera, si ha la netta impressione che le lancette, anziché in avanti di mezz’ora, siano state spostate indietro di quarant’anni.
Il Ponte dell’Amicizia di Mae Sot è stato per anni l’unico ingresso via terra possibile nel Myanmar. Ma lo era per sole 24 ore, chiunque si recasse per più giorni in Birmania era obbligato ad andarci in aereo. Dal 28 agosto del 2013, se provvisti di un visto, è possibile varcare il confine via terra da quattro frontiere thailandesi, tra cui quella di Mae Sot, per un massimo di 28 giorni. Oggi il mio amato“angolo poco conosciuto di paese” sarà sicuramente stato scoperto, e cambiato, da milioni di turisti in transito per il Myanmar.
Intrallazzi di ogni tipo avvengono alla frontiera tra i due paesi: traffici illeciti di armi, droga, medicinali, pietre preziose (rubini, giade, zaffiri), di teak, il pregiato legname birmano. Odiosi traffici umani, per lo più povere ragazzine birmane arruolate per allietare i turisti occidentali con i famosi “happy ending massage”, nelle migliaia di “centro massaggi” thailandesi.
Furono giornate emozionanti, trascorse anche con i bambini della Ong Colabora Birmania, in cui ho avuto modo di apprezzare il lavoro e la passione dei ragazzi spagnoli che l’hanno fondata e dei volontari che vi lavorano.
Giornate trascorse nelle vie, nei quartieri di una cittadina che, sotto una parvenza di normalità, cela un intricato mondo nascosto.
Scoprii l’affascinante quartiere musulmano della città, dove vivono famiglie di rifugiati birmani, tanto povere quanto calorose nell’accoglienza.
Cercai di capire quanto difficile e intricata fosse la convivenza di popoli appartenenti a etnie e religioni diverse. Un fragile equilibrio sociale, sempre sul punto di spezzarsi.
Pensavo di fermarmi un paio di giornate. Alla fine i giorni, intensissimi, furono dieci.
Me ne andai a fatica. Fu un tempo sufficiente per intuire, non certamente per capire, una città come Mae Sot.

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Karate footbal e pallavolo in un istante

Karate footbal e pallavolo in un istante

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Luca Vasconi
All’età di tre anni evidenzia i primi sintomi di nomadismo costringendo la babysitter a portarlo a vedere i treni un giorno si e l’altro anche alla stazione di Torino. La “malattia da partenza” si aggrava con gli anni e lo porta a visitare con vorace curiosità quasi ottanta paesi tra Sud America, Asia, Medio Oriente, Europa e Balcani. Nel 2008 esplode, improvvisa e inaspettata, la passione per la fotografia, un amore ormai grande quanto quello per i viaggi e la libertà.

2 thoughts on “THAILANDIA: Mae Sot, la città-frontiera al confine con la Birmania

  1. Mi unisco a Satefania, non nel viaggio, purtroppo, ma nei complimenti. Mi sono rivisto sfuggire dai “luoghi comuni” nel senso di turismo di massa. Anche io non guardo molto alla Thailandia perchè sovraffollata di occidentali, ma poi, scopro il tuo articolo e mi fa venire voglia di prendere un biglietto e partire. Bell’articolo, complimenti!!!

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