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Eravamo rimasti all’arrivo all’aereoporto di Pokhara. Da lì mi dirigo verso Phedi (1190m) che è il punto di partenza del mio trekking. Lì incontro Deephok, un simpatico ragazzo Nepalese, alla sua prima esperienza come guida, sarò io il suo primo cliente. Il trekking si può fare anche senza guida e senza l’intercessione delle innumerevoli agenzie turistiche, il problema poi è l’ottenimento del permesso e la prenotazione dei vari rifugi (in alta stagione è difficile trovare letti liberi, soprattutto in prossimità del campo base). Con un pò di pazienza e tempo a disposizione, ci si può organizzare e farlo tutto in autonomia.

Phedi, la partenza
Phedi, la partenza

Si parte subito in salita, una fila interminabile di gradoni tra terrazzamenti coltivati con riso e miglio, ogni tanto si incontrano case dei contadini locali che arrotondano improvvisando piccoli negozi di snack e bevande. Attraversiamo Dhampus e Pothana (primo check point dove esibire il permesso per il trekking) per pernottare a Tolkha.

Machapucchare, ovvero FIshtail per la sua particolare forma
Machapucchare, ovvero Fishtail per la sua particolare forma

Il secondo giorno inizia con una lunga ma impegnativa discesa, soprattutto per le ginocchia. In fondo alla valle si passa un ponte sospeso (ce ne saranno almeno 5 in tutto il percorso) e poi si sale inesorabilmente fino a Chomrong. E’ una salita spezzagambe, ripida e fatta di gradoni di roccia irregolari. Nottata passata a Sinuwa in un lodge molto tranquillo ma carino, mi accolgono con una limonata che purtroppo sara’ la causa del mio primo ed unico attacco di diarrea di questo viaggio!

Uno dei numerosi ponti sospesi durante la prima parte del percorso
Uno dei numerosi ponti sospesi durante la prima parte del percorso
Compagni di viaggio
Compagni di viaggio

Terzo giorno ancora in salita, dopo un paio d’ore di cammino nella fitta e umida boscaglia. Il paesaggio si fa più brullo mano a mano che si sale, fino ad arrivare ai 3100 di Deurali dove pernottiamo in un lodge molto spartano. Divido la stanza con 2 austriaci. Comincia ad essere freddino ed umido, soprattutto di notte. Mi chiudo dentro il mio sacco a pelo cercando di coprire ogni lembo di pelle… anche il naso!

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La mattina seguente ci svegliamo presto per essere al campo base dell’Annapurna di buonora, infatti ci sono veramente moltissimi trekkers e trovare un letto lassù potrebbe risultare difficile. Il respiro si fa più affannoso e per tutto il giorno mi accompagnerà un leggero mal di testa, un classico a queste altitudini. Saliamo inesorabili fino a quota 4100 con solo una piccola sosta al Macchapuchere Base Camp per bere un tè e mangiare un pacchetto di biscotti. E’ una tappa breve ma intensa. Arriviamo a metà mattinata e, dopo aver trovato a fatica un letto libero per la notte, ho tutto il giorno per godermi lo spettacolo delle montagne tutte intorno. Sfortunatamente, le nuvole sono basse e non permettono una vista completa delle cime più alte. Un vero peccato!

Annapurna Base Camp
Annapurna Base Camp
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Quinto giorno da tregenda! Una delle tappe più lunghe, con in più la difficoltà di una pioggia torrenziale che inizia a metà mattinata e decide di accompagnarci per tutta la giornata! Scendiamo di nuovo verso Sinuwa dove arriviamo verso le quattro del pomeriggio tutti bagnati, il povero Deephok arriva al campo con una sanguisuga sulla gamba. L’umidità ed il terreno fangoso fanno proliferare queste fastidiose zecche.

Sesto giorno, destinazione Tadapani (Tada=lontano, Pani=acqua), villaggio che prende il nome proprio dalla lontananza da ogni fonte di acqua. Si cammina agevolmente fino a Chomrong dove c’è la biforcazione e, girando a destra, si imbocca un percorso abbastanza semplice che circa in un paio d’ore ci porta al nostro lodge. Piove ancora, il morale è basso, per fortuna il tempo migliorerà i giorni seguenti.

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Settimo giorno, da Tadapani a Ghorepani, sentiero facile e senza particolari note da raccontare. Ghorepani è uno dei villaggi più grandi della zona, i lodge sono più simili a veri hotel, colgo l’occasione per lavare un paio di calzetti ed una maglietta. C’è un campo da basket, da buon ex cestista mi unisco ai ragazzi del posto ed improvvisiamo una partitella. Giocare a quasi 3000mt sul livello del mare non è poi cosi facile, dopo 5 minuti sono già a corto di fiato! A bordo campo gli unici spettatori di questa partita indegna sono qualche asino che bruca ed un paio di cani che si rincorrono.

Gorephani
Gorephani

Ottavo giorno: sveglia ore 4 per vedere l’alba da Poon Hill, una collina… se cosi si puo’ dire visto che sono 3193m da dove si può ammirare una splendida vista delle montagne circostanti. Nel giro di un’oretta siamo a destinazione. E’ ancora buio pesto, illuminiamo il sentiero con le nostre lampade frontali. Stavolta il tempo è amico, quindi posso scattare foto a volontà! Mi godo l’alba ed il sole che piano piano sale riscaldandoci dopodichè torno a Ghorepani per la colazione e la partenza per l’ultima tappa.

Alba da Poon Hill
Alba da Poon Hill

L’ultimo pernottamento sarà a Biretati, saremmo potuto arrivare direttamente a Naya Pul ma alla fine è stato carino anche dormire in questo piccolo villaggio a metà tra le due sponde del fiume (non mi ricordo il nome) con pochissimi turisti e molta gente locale. Di sera non c’è neanche la corrente, stiamo un po’ a lume di candela, alcuni lodge credo abbiano un generatore che da energia a poche luci di emergenza.

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Nono ed ultimo giorno si conclude a Naya Pul . Un esperienza che consiglio vivamente di fare, ma attenzione bisogna essere allenati, il percorso è duro ed i lodge sono molto spartani quindi partire con una buona dose di pazienza e capacità di adattamento.

Ultimo giorno e ritorno a Pokhara
Ultimo giorno e ritorno a Pokhara
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