Nuovo incontro della community Il Viaggiatore con un’altra Vita in viaggio, questa volta in direzione India. Ma attenzione, bisogna avvicinarsi a questa storia in punta di piedi perché nasce da una esperienza indiana sentita, lunga 10 anni e dalla voglia di un gruppo prima di amici, poi di volontari, poi diventati esperti sul campo, di realizzare tenacemente un sogno ☺

“Se puoi sognarlo, puoi farlo.”
Walt Disney

“Da quella volta qualcosa è cambiato dentro di me. Quasi ogni anno vado a trovare i miei fratellini di Bhavitha Home perché ormai fanno parte integrante della mia vita.  Sono stata rapita dalla dolcezza dei loro sorrisi, dalla fratellanza con cui mi hanno accolta e dalla loro semplicità. Negli anni ho conosciuto, all’interno dell’associazione, altri amici con i quali si è instaurato, da subito, un bel rapporto e la condivisione  degli stessi sogni”.

E’ da lì che si accende la miccia, iniziano quasi dieci anni di andate e ritorni, di cambiamenti continui, di periodi in Italia e periodi sempre più lunghi in India, di lenta costruzione di qualcosa di solido: con un unico obbiettivo, promuovere la dignità e migliorare la qualità di vita dei bambini bisognosi. Ma cerchiamo di capire insieme a Gaia come è cambiata la sua vita e soprattutto come è cambiata la vita di alcuni bambini, a cui è stata data la speranza di un futuro migliore.

Mancikalalu_apertura
Mancikalalu: l’apertura

Gaia, tu sei la fondatrice, coordinatrice e presidente di Mancikalalu Onlus. Ci racconti da dove arriva e come si è concretizzato per te il desiderio di un progetto di vita, che ti avrebbe poi portato in India?

La passione per l’India l’ho avuta fin da bambina dai racconti di mio papà, che negli anni 60 è andato con un furgone e tre amici via terra e l’unica foto in bianco e nero che gli è rimasta è di una bambina intoccabile. Ammiravo sempre quella foto con gli occhioni che brillavano. Poi ho maturato l’idea di voler fare un’esperienza di tirocinio all’estero (studiavo Scienze dell’Educazione) con i bambini di strada e ho capito che dovevo andare in questo paese. La prima esperienza durata 3 mesi mi ha stravolto la vita e ho avuto la fortuna di conoscere nel tempo persone che, una volta portate in India a fare una lunga esperienza di volontariato, hanno condiviso con me la voglia di fare in modo sempre più concreto e trasparente qualcosa per i bambini di strada e orfani. Così nel 2006 abbiamo fondato un’associazione onlus e nel 2007 (dopo 3 anni di lunghe esperienze presso orfanotrofi nella città di Hyderabad, India) abbiamo fatto nascere una casa famiglia con pochi bambini ma potendo offrire loro una migliore qualità di vita.

Gaia
Questa associazione vanta soci fondatori giovanissimi under 30, è bello sapere che un gruppo di giovani dà vita a un’iniziativa spontanea, nata da zero, e prende un impegno concreto cosi grande, continuo, 24h/24 dei loro volontari. Ci racconti i primi tempi?

Penso sia raro, oggi, che un gruppo di giovani riesca a creare qualcosa di cosi concreto, efficace e trasparente senza aiuti di grandi enti, ma solo di tante persone sensibili e amici. E’ qualcosa di meraviglioso, ancora mi chiedo da dove sia venuta tutta quella energia! La fortuna è stata conoscere persone locali, di cui potevamo fidarci e che avevano i nostri stessi ideali. Non abbiamo mai pensato di fare le cose in grande, ma rimanere piccoli e puntare alla qualità del nostro operato e questo pensiamo faccia la differenza. Gli ostacoli sono stati molti e tutt’ora persistono, ma la voglia di fare qualcosa che possa cambiare la vita di qualche bambino ci aiuta a superarli tutti con la stessa carica di 9 anni fa.
Quali sono state le difficoltà incontrate e come le avete superate? Quali le tappe sostanziali del vostro percorso in questi anni?

Assieme ad altri amici italiani abbiamo fondato e stiamo mantenendo una casa famiglia per 35 bambini e ragazzi di strada e orfani ad Hyderabad. Abbiamo assunto personale locale, professionalmente preparato, che si prende cura di loro. Il nostro intento è offrire a questi bambini un concetto di clima familiare amorevole e sostenerli al meglio fino al raggiungimento di una loro autonomia. E’ per questo motivo che ci occupiamo di pochi bambini e gli garantiamo una buona qualità di vita attraverso cure sanitarie, una dieta equilibrata, scuole d’inglese e la possibilità di realizzare i loro sogni, permettendogli di studiare all’Università e aiutandoli poi a trovare un lavoro.

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Personale locale

Le difficoltà sono specialmente causate da differenze culturali e quindi dobbiamo sempre mediare con il personale che lavora per noi in India. Vogliamo sempre condividere le modalità educative, le problematiche e insieme a loro cerchiamo di trovare la strada giusta. A volte però ci sono mal interpretazioni causate dalla distanza e allora la presenza di volontari italiani in loco per lunghi periodi è utile per riprendere certi argomenti e affrontarli al meglio. Non sempre è possibile essere presenti ma in 9 anni solo un anno e mezzo è stato scoperto, quindi direi che per le nostre età e impegni lavorativi è già un buon traguardo. Attualmente c’è una volontaria che si fermerà 5 mesi e accompagnerà altre tirocinanti e volontarie per la prima volta.

Un’altra problematica sono le famiglie dei bambini accolti. Spesso si fanno risentire quando i ragazzini sono adolescenti, convincendoli a lavorare e portare sostegno a casa. Purtroppo di fronte alle famiglie possiamo fare solo consulenza a loro e ai ragazzi, ma non abbiamo potere decisionale. Ci sono ragazzi fragili e altri invece che credono nelle loro grandi ambizioni e continuano il loro percorso di studi. Noi teniamo sempre la porta aperta e ci è capitato di aiutare nuovamente ragazzi che erano già usciti, ma il lavoro più difficile è far capire ai genitori di lasciare la libertà ai figli di poter studiare e fare carriera, e ai figli di pensare solo a se stessi; perché solo con un buon lavoro un giorno riusciranno veramente ad aiutare la loro famiglia in difficoltà.

 

Cosa significa, per i ragazzi di strada essere accolti in una casa famiglia?

In India esistono molti orfanotrofi che accolgono centinaia di bambini, offrono loro 2 pasti al giorno e li fanno studiare fino alla scuola dell’obbligo. Poche invece sono le case famiglia che garantiscono loro un’istruzione e formazione professionale, assicurandogli un’alimentazione ricca ed equilibrata, cure mediche e personale qualificato che si occupi di loro con amore, all’interno di una casa accogliente. Noi appunto accogliamo meno bambini, facendogli vivere l’infanzia che meritano e aiutandoli un giorno ad inserirsi nella società.
Tutti i nostri ragazzi hanno vissuto prima in altri centri di accoglienza, ma spesso ci raccontano le differenze di come vivevano prima ad oggi. Anche chi proviene dalle famiglie povere non avrebbe mai sognato di poter ambire a degli studi cosi importanti e costosi. Ma a “Bhavitha home”, la nostra casa famiglia, questo è possibile, grazie agli aiuti di tanti amici italiani e non, sensibili e che si fidano del nostro operato. I nostri bambini e ragazzi hanno dai 5 anni in su: sono orfani, abbandonati, scappati di casa o provenienti da famiglie molto povere. Vivevano per la strada o in famiglie disagiate, mendicando o lavorando. Sono stati sfruttati, umiliati e privati della loro infanzia.

Bhavitha home
Bhavitha home

Sono ragazzi che ora si dedicano totalmente allo studio, perché il percorrere con successo la via dell’istruzione permetterà loro di allontanarsi dal passato e da storie di sofferenza, miseria e disperazione. Sono i loro volti a parlare, oggi sorridenti, e le loro scelte di vita, che potranno essere insegnamento per alimentare speranza, fiducia e coraggio indispensabili al perseguire i “sogni d’oro” di ciascuno.

 

Gaia, parlaci di alcuni di loro, delle loro storie personali, di come sono cambiati grazie al vostro aiuto?

Chandra Shekar ha 7 anni. Il padre raccoglie rifiuti per la strada e li rivende. Sua madre e’ morta 4 anni fa di tubercolosi. Sia il padre che la madre erano alcolizzati, lavoravano tutto il giorno senza prendersi cura dei bambini. Chandra ha anche una sorella più piccola ed un fratello più grande, Sai Krishna. Un giorno la madre prese la sorella piccola con sè, ma si ubriacò sul marciapiede e si addormentò ; finchè dormiva qualcuno rapì la bambina che non venne più ritrovata. Dopo alcuni giorni la madre mori di tubercolosi. Da allora il padre Raju prese i due bambini e venne a Secunderabad vivendo sul marciapiede e continuando a bere. Alla sera portava un po’ di cibo ai bambini e poi dormivano sul marciapiede. Con il fratello più grande Chandra andava a chiedere l’elemosina ai semafori ed alla sera portavano i soldi al padre: non andavano a scuola.

Chandra Shekar e
Chandra Shekar e Sai Krishna

Un giorno, mentre i fratelli stavano chiedendo l’elemosina sulla strada, degli addetti della locale televisione RK NEWS CHANNEL li videro e li portarono dal padre, che era completamente ubriaco. Dopo aver discusso un po’ con il padre, presero i bambini e li portarono tutti alla stazione di polizia di Musheerabad. Lì parlarono ancora con il padre e vennero a sapere che anche lui aveva la tubercolosi. In questa situazione non poteva prendersi cura dei bambini. Allora l’ispettore di polizia propose al padre di portare i bambini a”Bhavitha Home” la nostra casa famiglia e subito lui accettò.

Chandra Shekar è molto interessato agli studi e decidemmo di inserirlo immediatamente a scuola. Ora frequenta la prima elementare ed è sereno.

Quando sono arrivati nella nostra casa erano molto sporchi, non sapevano l’inglese e non erano mai andati a scuola. Chandra era molto instabile e furbo, chiedeva qualsiasi cosa come se stesse facendo l’elemosina. Gli colava sempre il naso a causa della sporcizia della strada.
Ora è tutto cambiato, è in ottima salute, coccolone, ama andare a scuola, sorride sempre e quando arriva qualche bambino nuovo lui è molto disponibile a spiegargli le cose ed aiutarlo. Anche suo fratello Sai Krishna ha fatto dei cambiamenti incredibili, è migliorato molto con l’inglese e collabora in ogni attività ludico creativa. E’ tranquillo e non crea alcun problema. Chandra vorrebbe fare il poliziotto e Sai krishna il medico. Mai diresti che vivevano in un marciapiede e sono passati solo 5 anni!

Sharan proviene dal Karnataka, uno Stato del sud dell’India, dal villaggio di Elkal.
Il padre, Uchappa, era un venditore di betel (pianta usata per diminuire il senso di fame).
 La madre, Bibijhan Biligi, era una donna delle pulizie. La famiglia era di religione induista ed era molto povera. In realtà questi non erano i suoi veri genitori, infatti Sharan fu abbandonato in ospedale appena nato, finché questa famiglia decise di prenderlo con sé.
 Purtroppo, quando Sharan aveva solo 5 anni, il padre adottivo morì per tubercolosi.
 Un giorno mentre la madre lavorava, Sharan stava giocando in stazione con altri bambini.
 Per gioco, salì su un treno che, all’improvviso partì. Solo quando il treno si fermò lui poté scendere. Era molto triste e spaventato e voleva tornare a casa. Chiese aiuto ad un uomo che gli indicò un altro treno da prendere. Ma quel treno lo portò ancora più lontano, a Guntur, nella regione dell’Andhra Pradesh. Rimase 4 giorni in stazione da solo, senza mangiare. Aveva solo 5 anni.

Sharan
Sharan

Un gruppo di ragazzi di strada lo avvicinò e uno di questi decise di aiutarlo. Loro salivano ogni giorno nel treno per Secunderabad e facevano le pulizie; con i soldi guadagnati riuscivano a comprarsi qualcosa da mangiare. Sharan si unì a loro.
 Un giorno, salendo sul treno in corsa, l’ultimo bambino del gruppo cadde per terra e morì. Sharan rimase scioccato e traumatizzato dalla vicenda. Restò tutto il tempo a piangere senza lavorare.  Arrivati a Secunderabad scese e si allontanò dagli amici. Un uomo lo avvicinò offrendogli del cibo e lo convinse ad andare a lavorare nel suo ristorante in cambio dei pasti. Quest’uomo iniziò però a picchiarlo anche solo se faceva cadere un chicco di riso fuori dal piatto. Dopo pochi giorni Sharan decise di scappare e si ritrovò di nuovo nella stazione di Secunderabad. Qui, fortunatamente, fu avvicinato da un educatore di strada che lo condusse nel centro di accoglienza Don Bosco. Rimase li per pochi anni e poi il nostro educatore che aveva lavorato presso quell’orfanotrofio, quando si spostò a Bhavitha home, convinse Sharan a seguirlo e cosi fù.

Sharan ora ha terminato gli studi universitari nel settore della contabilità.
E’ in cerca di un lavoro in quel campo e nel frattempo ha un lavoro part time presso un supermercato. Quando era scappato era molto piccolo ma grazie ai suoi racconti siamo riusciti a risalire la sua città natale e qualche anno fa l’abbiamo accompagnato a casa, dove però a scoperto che la sua madre adottiva era morta di crepacuore. Distrutto Sharan capì che noi eravamo la sua famiglia a tutti gli effetti. Ora chiama i nostri educatori mamma e papà e ha trovato un suo equilibrio. E’ cresciuto con noi ed è un ragazzo dal cuore d’oro!

Bhavitha home
Bhavitha home

 

Quali costi oggettivi dovete affrontare quotidianamente?

Dobbiamo sostenere 2/3 delle spese mensili della casa famiglia comprensive del mantenimento dei ragazzi ( studi, alimentazione, medicine, sanità, svago), del personale e della casa. 1/3 proviene invece da sostegni di indiani. Anche questa per noi è una grande soddisfazione.
SPESE MENSILI CASA FAMIGLIA “BHAVITHA”

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Siete un’associazione piccola, giovane, molto attiva sul piano del fundraising a sostegno dei vostri progetti, ma soprattutto trasparente. Come avete impostato la collaborazione in loco?

Collaboriamo con il nostro personale indiano qualificato (e non mandiamo solo denaro), insieme a loro pensiamo all’educazione e alla vita dei bambini e almeno una volta all’anno andiamo a trovare i nostri fratellini ed a supervisionare l’andamento. Manteniamo relazioni settimanali via email e skype e diamo la possibilità ai sostenitori di andare a trovare i bambini in India o mettersi in contatto tramite lettere o via skype. Se c’è qualcosa di non chiaro andiamo a fondo e non operiamo solo sulla fiducia totale, ma ci piace essere coinvolti a 360° su tutto.

 

Ognuno di noi a modo suo può fare qualcosa per questi bimbi… anche senza andarli a trovare (sarebbe il massimo ma non sempre è possibile). Come? Quali progetti sono in atto e quali progetti avete in cantiere?

Il sostegno migliore è quello costante. Sostenere a distanza un bambino o l’intero progetto con una quota (trimestrale, semestrale o annuale) fissa ci dà l’opportunità di coprire determinate spese del ragazzo e avere maggiori garanzie. 22 euro al mese sono veramente pochi e per questi bambini sono preziosi! Ma anche le donazioni singole a progetti più o meno grandi ci aiutano a realizzare molti sogni.

Bhavitha home
Bhavitha home

Il progetto più impegnativo al momento è la costruzione di una nuova casa famiglia, che possa offrire spazi maggiori garantendo quindi una migliore qualità di vita e potendo introdurre spazi dedicati allo studio (es. sala studio con computer), lavori di autofinanziamento, stanze per le volontarie. Inoltre siamo costretti a fare questo passo a causa dello sfratto (il proprietario vuole regalare la casa al figlio) e cogliamo l’occasione quindi per affrontare questa spesa importante. Abbiamo già acquistato un terreno da 60000 euro e per costruire le fondamenta e il piano terra ( necessari per spostare tutti ragazzi), abbiamo bisogno di raccogliere circa 50000 euro.

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Stiamo moltiplicando le attività di raccolta fondi e le richieste di finanziamenti ma abbiamo capito che le persone più umili e che credono in noi ci aiutano veramente. Con ottimismo speriamo di raggiungere questa cifra entro i primi mesi del 2016, dove sono previsti gli inizi dei lavori, questo dipenderà ovviamente dalle donazioni. Altri progetti invece li trovate seguendoci nel sito o su Facebook, variano di continuo in base alle necessità. Questo è il sito di Mancikalalu Onlus, dove potete vedere il dettaglio dei loro progetti e appoggiare la raccolta fondi per la costruzione della nuova casa famiglia per orfani e bambini di strada, ad Hyderabad in India. Questa invece la loro pagina Facebook. Seguiteli, adottate un loro progetto e sosteneteli anche a distanza, ce ne sono tanti che riguardano la nutrizione, l’istruzione e l’assistenza medica. Tutti meritevoli del nostro aiuto.

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Ringrazio moltissimo Gaia, per la disponibilità e per aver voluto condividere su Vite in Viaggio la sua esperienza, la sua operosità, e i suoi progetti di vita (in Italia e in India). Ricordandoci sempre che …

“Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”
Eleanor Roosevelt

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