“Entra in Marina e vedi il mondo” diceva un vecchio spot dell’esercito americano. Ora, nel 2015 sarebbe più appropriato dire “sposa un ricercatore e vedi il mondo”, che poi è quello che è successo a me.

La circolazione delle idee avviene attraverso anche attraverso il viaggio

Quello del ricercatore universitario è un lavoro di viaggio perché la circolazione delle idee non passa solo attraverso le pagine dei libri o degli articoli accademici, avviene anche attraverso il viaggio fisico e lo scambio diretto con le persone. Così, fin dall’inizio della sua carriera come dottorando, Attilio (mio marito) ha sempre viaggiato, prima nei Paesi Baschi e in Francia, poi come ricercatore in Israele.
Io lo seguivo non appena avevo qualche giorno di ferie, i giorni sono diventati settimane e alla fine, come si suol dire, “ho mollato tutto” e l’ho raggiunto definitivamente.
Niente più corse all’aeroporto il venerdì, niente più tristi viaggi di ritorno in Italia. Ora sono ufficialmente il suo “bagaglio a bordo” (e specifico: in senso ironico).

Skyline di Tel Aviv
Skyline di Tel Aviv

Viaggio di sola andata per Tel Aviv

A marzo dell’anno scorso sono salita su un volo di sola andata in direzione Israele e adesso vivo a Tel Aviv. Questa città non è una meta molto frequentata dal turismo “vacanziero” e nemmeno, come si potrebbe pensare, dal turismo religioso.
Come meta di vacanza non appare certo come un posto rilassante, con tutta la sua storia di guerra, attentati e altre disgrazie che infestano i TG. Mentre, per quanto riguarda il turismo religioso è solamente la città dove si atterra con l’aereo per visitare gli altri luoghi della Terra Santa come Gerusalemme, Nazareth e Betlemme.

Tel Aviv, la capitale delle start-up

Quando sono arrivata per la prima volta mi aspettavo di trovare una specie di Dubai, con grattacieli hi-tech circondati dal deserto. Avevo studiato un po’ prima di partire ma il materiale su questa città è scarso e poco dettagliato. Quando si parla di Tel Aviv si usano spesso delle frasi fatte come “la capitale delle start-up” o “la capitale economica di Israele” o persino “la New York del Medioriente”, ma generalmente in Italia la si conosce molto poco.
Per me è stato del tutto sorprendete trovarmi di fronte ad una città che non aveva nulla di diverso dalle città europee. Caffè all’aperto, viali alberati ed un reticolo infinito di piste ciclabili, a tratti Tel Aviv mi sembrava Parigi a tratti Barcellona, con i suoi undici chilometri di spiaggia. Certo, gli altissimi grattacieli erano una visione del tutto nuova per me, ma a parte questo, non c’era nessun indizio che mi facesse pensare che non ero più sul Vecchio Continente, bensì in Medioriente.

Scultura Rabin square
Scultura commemorativa dell’olocausto, Rabin Square, Tel Aviv

Tel Aviv, una città ‘europea’ con 4000 edifici Bauhaus

Nel centro di Tel Aviv c’è un intero quartiere in stile Bauhaus, uno stile architettonico nato in Germania tra gli anni Venti e Trenta del Novecento (vedi qui per saperne di più).
La città conta 4.000 edifici Bauhaus e per questo ha avuto il riconoscimento come sito UNESCO nel 2003; è proprio grazie al colore di queste abitazioni che Tel Aviv è conosciuta anche come “The White City”, la città bianca. Ma perché Tel Aviv è così europea?
La risposta a questa domanda va ricercata nella storia del popolo ebraico. Attorno al 1930, molti architetti ebrei tedeschi abbandonarono la Germania per rifugiarsi in Israele e applicarono le loro conoscenze tecniche alla costruzione dell’ancora piccolissima città di Tel Aviv. Ogni sabato mattina la municipalità offre un tour guidato gratuito tra le vie degli edifici Bauhaus che parte da Rotschild Boulevard, un viale alberato che si può definire uno dei centri pulsanti della città.
All’inizio di questa avventura è proprio da qui che ho iniziato ad esplorare la città: io e Attilio per i primi giorni avevamo affittato una stanza in questo quartiere, precisamente a Mazeh Street.

Grattacielo e villa bauhaus
Villino Bauhaus all’ombra di un grattacielo, Allenby Street, Tel Aviv
Villa Pagoda Tel Aviv
Villa Pagoda in stile bauhaus, Tel Aviv

Particolari mediorientali di Tel Aviv

Benché la città ad un primo sguardo non sembri poi così straniera, all’osservatore più attento si rivelano presto anche i particolari più tipicamente “mediorientali”.
Mentre passando per Rotschild, Mazeh e Bialik, le principali vie del Bauhaus, sembra quasi di passeggiare per una versione molto soleggiata di Vienna, basta fare poche centinaia di metri per uscire su Allenby, uno stradone trafficato dove autobus e taxi collettivi (sherut) sfrecciano a tutta velocità, suonando i clacson a più non posso, non solo come avvertimento ma come forma più generale di comunicazione non verbale tra mezzi di trasporto.

La varia umanità di Tel Aviv

Ci si fa largo sui marciapiedi affollati della più varia umanità che si possa immaginare: ebrei religiosi, gruppi di ragazzine al cellulare, monopattini e bici elettriche, e di tanto in tanto anche qualche persona comune. Ai lati negozi di cianfrusaglie, venditori di falafel (polpettine fritte di ceci o fave) e oreficerie dalle vetrine marchiate da milioni di impronte digitali: tutto sembra dire in tono beffardo “Welcome to Israel”.

Il mercato coperto di Carmel è l’anima di Tel Aviv

Nel centro di Allenby sorge il mercato coperto di Carmel: la vera anima di Tel Aviv. Nel centro del quartiere yemenita, fatto di piccole case bianche decadenti e disordinate, una lunga via coperta da un tetto spiovente di plastica blu ospita due file di bancarelle permanenti. Qui si trovano sacchi di spezie dall’odore pungente, uova bianche, castelli di pite, montagne di frutta tra cui spiccano melograni e pompelmi enormi, dolci al pistacchio e al sesamo e stand affollati dove mangiare un piatto caldo di verdure o un hummus (una crema di ceci) tra le urla dei venditori che elencano le offerte.
La prima visita al mercato mi ha lasciato senza parole. I miei sentimenti si dibattevano tra il disgusto e la curiosità: non avevo mai visto un posto talmente brutto e disordinato da apparire meraviglioso.

Robivecchi a Jaffa
Venditore di roba vecchia a Jaffa, a sud di Tel Aviv

Ora, a distanza di quasi un anno da quei primi giorni a Tel Aviv, ricordo con affetto quei momenti in cui bastava poco per entusiasmarmi, con quell’adrenalina da primo appuntamento. Adesso, con il passare del tempo le cose tra me e Tel Aviv si sono fatte più complicate.

Come esistono due anime opposte, quella europea più ordinata e quella orientale più caotica, così sono contrastanti anche i miei sentimenti verso questa città: alcune volte la adoro con il suo clima meraviglioso, il mare e la vita all’aperto, altre volte la maledico perché qui non c’è nulla di scontato e ogni giornata va guadagnata. Ma, se vogliamo dare retta al senso comune che dice le relazioni in cui non si litiga mai sono quelle che di solito non durano, io e Tel Aviv staremo insieme a lungo.

Tramonto Tel Aviv
Tramonto sulla spiaggia di Tel Aviv
https://i2.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/02/Rabin-square.jpg?fit=700%2C525https://i2.wp.com/www.viaggiatore.com/wp-content/uploads/2015/02/Rabin-square.jpg?resize=150%2C80Chiara AlberiniCittà da visitareMollo tutto e cambio vitaarchitettura,Asia,cibo,Israele,Medio Oriente,Tel Aviv“Entra in Marina e vedi il mondo” diceva un vecchio spot dell’esercito americano. Ora, nel 2015 sarebbe più appropriato dire “sposa un ricercatore e vedi il mondo”, che poi è quello che è successo a me. La circolazione delle idee avviene attraverso anche attraverso il viaggio Quello del ricercatore universitario è un...comunità di viaggiatori